16.11.14

Gli incerti del mestiere.

di Nino Ruggiero

Le partite non hanno mai esiti scontati in partenza. Si vince, si perde, si pareggia non sempre in maniera direttamente proporzionale al gioco espresso; vincono le squadre costruite per vincere, ma vincono anche quelle allestite per non retrocedere. Certo, poi ci sono anche i pareggi, che possono arrivare perchè fanno parte del gioco, indipendentemente dal valore intrinseco di una squadra. Per tutto questo è, e resta, bello il gioco del calcio: mai niente di scontato, mai niente di deciso in partenza con il campo chiamato a recitare il ruolo di giudice inappellabile.
Paganese-Benevento è la classica partita che ti fa fare pace con il calcio. Bella, avvincente, combattuta con capovolgimenti di fronte continui, con scene da calcio epico quando era soprattutto il sudore della fronte a prevalere sulle astruse tattiche da lavagna.
Il risultato finale parla numericamente di parità e i risultati finali purtroppo sono da prendere come le sentenze dei tribunali: possono essere commentate ma non discusse, soprattutto da chi esercita il difficile mestiere di commentatore-giornalista.
Alla fine un pareggio può essere accettato da entrambe le contendenti per come ci si è arrivati, tenendo ben presente la classifica e gli obiettivi delle due squadre. La Paganese alla vigilia, affrontando la capolista, probabilmente avrebbe firmato in bianco per un pareggio. Stando ai fatti e all’andamento della partita, sarà invece meno soddisfatta del punto preso alla fine della gara per una serie di fatti e circostanze che ne hanno minato il rendimento.
Comincio col dire che l’esordio fra i pali di Casadei è stato infelice e sfortunato al tempo stesso. Nel calcio non esiste mai la controprova, ma sono convinto che con Marruocco fra i pali Paganese-Benevento sarebbe stata un’altra partita. Ma tant’è, bisogna fare sempre i conti con la realtà e purtroppo non è mai facile sostituire fra i pali un mostro sacro. Sono gli incerti del mestiere.
Eppure la gara aveva presentato fin da subito una Paganese pimpante e sfacciata, incurante di avere di fronte la squadra prima in classifica. Un quarto d’ora iniziale di gran calcio, con giocate di prima, con virtuosismi e dialoghi di alta scuola fra gli elementi più dotati stilisticamente e con una squadra avversaria contratta, quasi paurosa, asserragliata nella sua metà campo.
Il gol arriva quasi naturalmente dopo sette minuti; autore Calamai che ha il tempo di ciccare il pallone e di riprenderlo per mandarlo imparabilmente nell’angolo basso alla sinistra di Pane. Ha un grande significato, nella Paganese di oggi, il gol di un centrocampista: significa che è la squadra nel suo complesso a partecipare all’azione accompagnando la manovra d’attacco sia con centrocampisti, sia con difensori. Indice di grande personalità e di convinzione nei propri mezzi. Merito indubbio dell’allenatore Sottil che è riuscito a plasmare la squadra secondo la sua idea tattica e le ha riversato il suo ardore agonistico, che è poi emerso prepotentemente nel corso dell’infinita sfida con il Benevento.
Qualcosa ci sarebbe da dire anche sull’arbitro e su qualche decisione non proprio cristallina ma io sono abituato a guardare soprattutto all’andamento della partita e in particolare alla prestazione degli azzurro-stellati.
Segna la Paganese, dunque, e va in crisi totale l’organizzazione tattica del Benevento. La squadra sannita schiera una squadra a forte trazione anteriore e ha difficoltà nella zona centrale del gioco dove impera il solito De Liguori, oramai emblema e uomo ovunque della squadra. Attorno all’ex nocerino disputano una gran partita Baccolo e Calamai finalmente all’altezza della situazione. In avanti impazzano Caccavallo ed Herrera irrefrenabili quando sono in possesso di palla e puntano gli avversari in una specie di duello personale. Girardi è in giornata e lo si vede subito; è primo su tutti i palloni indirizzati al centro dell’attacco, aggancia i palloni e fa salire la squadra come vuole Sottil.
Poi, quando la squadra sembra comandare la partita a proprio piacimento, arriva il gol che non ti aspetti su palla inattiva. Alfageme di testa, con un mezzo pallonetto, infila il sorpresissimo Casadei. Nell’arco di dieci minuti succede l’incredibile con lo stesso Casadei che viene espulso per un fallo commesso al limite della sua area, con la conseguente uscita dal campo di Caccavallo e con il debutto di Novelli fra i pali.
E’ una partita diversa quella del secondo tempo. Il Benevento, in superiorità numerica, presume di poter fare un solo boccone degli avversari, ma ha fatto i conti senza l’oste, come si dice in gergo.
La Paganese è più viva che mai e segna un gol eccezionale con Girardi bravissimo a girare a rete con la massima naturalezza un cross dalla sinistra dell’indiavolato Herrera.
Non è finita: anche il giovanissimo Novelli, per inesperienza, ne combina una grossa: abbandona i pali e va a chiudere su Marotta che è tutto spostato sulla destra del suo attacco in posizione defilata rispetto alla porta. L’intervento è giudicato falloso e l’arbitro assegna al Benevento il rigore del due a due.
Non spazio ulteriormente sulla cronaca. Dico solo che dopo il pareggio viene fuori l’anima della Paganese: un cuore grande così e uno spirito di adattamento alla battaglia agonistica di primordine.
Grande partita, come non se ne vedeva da tempo; buoni gli auspici per il futuro, a cominciare dal prossino derby con la Salernitana.
E scusate se è poco…

Nino Ruggiero - paganesegraffiti.wordpress.com