E’ vero che non siamo uno squadrone capace di competere per le prime posizioni, ma è altrettanto vero che non ci dice per niente bene. La gara di Arezzo ha detto che questa Paganese potrebbe fare e dare di più e, con i giusti accorgimenti tentare anche la salvezza anticipata. Mi sembra giusto non puntare ai calciatori disoccupati, spesso fuori forma o demotivati, ma ho l’impressione che se non si interverrà subito, sarà difficile raddrizzare la stagione. Oggi, guardando la classifica, potremmo ancora nutrire speranze, ma esaminando le prestazioni della squadra è lecito dubitare. Quella che l’anno scorso era l’arma in più della Paganese, la difesa, oggi è il suo tallone d’Achille, quasi due gol di media subiti in ogni gara e meno male che Melillo ha dimostrato di essere un ottimo portiere di categoria. L’attacco, ormai asfittico da tre anni, quest’anno è anche anemico e, purtroppo non ci sono né schemi, né uomini che possano far ipotizzare un inserimento nel tabellino dei marcatori da parte dei centrocampisti. Si è detto sempre che la serie C è una palestra, un laboratorio di idee dove gli allenatori sperimentano nuove soluzioni, rischiando se stessi e gli atleti a loro disposizione. Forse Pensabene in questo momento dovrebbe rischiare e provare soluzioni e schemi diversi, azzardando. E’ il momento del coraggio, il momento in cui si deve capire che il punticino a nulla serve se non ad allungare una agonia altrimenti inevitabile. In questo momento io la interpreterei così, alla garibaldina, nella speranza che ci possa andare bene: Vivere o morire.
Carlo Avallone - paganese.it