"I’m not a yes-man". Reminiscenze di un passato recente - "Se avessi accettato compromessi ora sarei ancora nella serie A belga" - ed architrave nella costruzione di un rapporto d’acciaio col presidente Raffaele Trapani. E’ a lui che Ezio Capuano, uscito da un tunnel di risultati precari, dedica la prima grande vittoria della sua gestione, quella della possibile svolta: "Un uomo così determinato meriterebbe una statua: è stato l’unico a non mollare anche quando sembrava di brancolare nel buio. Ne ho sentite tante nei vari salotti televisivi dove si discute di calcio con scarsa competenza e sono sempre restato in silenzio. A tutti i professori dico soltanto una cosa: per ammazzare Capuano bisogna spararlo in piena fronte perché di struscio non gli fanno neppure il solletico".
E’ come al solito enfatico l’istrione salernitano, che nella storia della Paganese c’è giá entrato due stagioni fa perché l’unico ad ottenere la salvezza diretta dopo la promozione in Prima Divisione e perché capace di raggiungerla con materiale tecnico non di primissima scelta: "Ora ho un gruppo molto più competitivo, ma è nato da poco e la vera battaglia dobbiamo farla contro il tempo. Ma sono convinto che ce la faremo: ho lavorato anche a Natale e capodanno per poter rifondare la Paganese e tutti i calciatori arrivati farebbero la guerra per me. Purtroppo ho ereditato un organico non all’altezza: non è un caso che la maggior parte di quelli andati via non ha trovato collocazione nemmeno in serie D. Le prime settimane evitavo perfino di entrare negli spogliatoi perché si respirava un clima di rassegnazione, ora invece vado al campo e mi diverto con un gruppo di grandi uomini. Vederli quasi piangere per la vittoria con la Spal mi ha commosso: è come se fosse finito un grande incubo, ma la strada è ancora lunghissima".
Di capolavori ne ha costruiti tantissimi e sempre attraverso innovazioni tattiche: "Ricordo la strepitosa salvezza di Sora: c’erano da recuperare dodici punti per evitare la retrocessione ed alla fine ci salvammo evitando i playout. E’ da allora che passai alla difesa a tre per avere maggiore copertura con una squadra che non aveva grossi mezzi. Ho perfino ottenuto la salvezza sul campo con il Potenza giá retrocesso d’ufficio da mesi ed ho la piena convinzione che col grande lavoro che stiamo sostenendo possiamo adesso centrare l’obiettivo. Per la salvezza della Paganese donerei due litri di sangue senza paura di svenire".
La Città di Salerno - da Tuttolegapro.com
