Così è (anche se non vi pare) di Nino Ruggiero
Si stenta, ma si va avanti. Si soffre da subito quando – dopo solo
tre minuti di gioco – una indecisione della difesa, che non promette
nulla di buono, rischia di mandare a carte quarantotto quella che sembra
essere una partita tutta da giocare. Ci mette una pezza Pepe con molto
mestiere; proprio Pepe, titolare promosso sul campo, che alla fine
risulterà essere il migliore in senso assoluto per la sua squadra.
Si soffre, ma si segna. Dalla destra il cross di Acoglanis è di
quelli che di solito vengono considerati innocui perché trasversale e da
dietro senza andare sul fondo, ma la difesa mamertina ci mette del suo –
per buona sorte della Paganese – così Neglia, solo soletto, deposita
senza affanni nella rete avversaria il gol che alla fine deciderà la
partita.
In tribuna adesso ci si strofina le mani, un poco per il gol che
potrebbe rappresentare la rete scaccia crisi, dopo l’assurda sconfitta
rimediata a Celano; un poco – e forse anche di più – per il freddo vento
di tramontana che pare voglia tagliare le facce dei pochi temerari che
resistono impassibili al proprio posto.
Il gol realizzato dà l’illusione di aver sbloccato gli arrugginiti
meccanismi di una manovra offensiva che tutti, da qualche tempo,
riconoscono non essere più quella di una volta.
Azione da manuale del calcio appena cinque minuti dopo, tutta in
velocità senza intoppi. Scambio a tre: Orlando, Fava, ancora Orlando con
pallone depositato sui piedi di uno scatenato Neglia. Troppa grazia e
troppa irruenza per il giovane esterno salernitano: la mira è imprecisa e
il pallone termina di un soffio alla sinistra del battutissimo portiere
del Milazzo. L’azione rappresenta una pennellata d’autore su un quadro
grigio ed anonimo.
Applausi a piene mani, frammisti a segni di silenziosi ammiccamenti e
compiacimenti sugli spalti fra i pochi ed irriducibili temerari, sempre
più infilati da un vento freddo che quasi non ti fa parlare, ma che
sembrano voler dire con il linguaggio del solo sguardo: “avete visto che quando ne hanno voglia, sanno giocare a calcio?”.
Vuoi vedere che la squadra si è sbloccata, che ci sono concrete
speranze perché si possa ritornare al rendimento avuto nella primissima
parte del campionato? Macchè!!! solo illusione, solo una pia ed
illusoria dimostrazione di quello che una squadra potrebbe dare ma che –
misteriosamente – non dà. Un accenno, un assaggio: niente di più.
Non ci crederete, mi riferisco agli assenti, ma la partita
praticamente finisce qui, dopo nemmeno venti minuti di gioco. Sparisce
dalla scena la Paganese. Non ne approfitta il Milazzo, volenteroso ma
sterile ogni qual volta cerca di affacciarsi nell’area di rigore
azzurro-stellata. Una delle squadre meno attrezzate viste quest’anno al
“Marcello Torre”.
Dovrei ancora dirvi di un paio di episodi dubbi in area paganese, ma
nel complesso credo che possa essere considerato più che buono
l’arbitraggio della signora Silvia Tea Spinelli di Terni, che è stata …
un signor arbitro!
Arrivano i tre punti e dovremmo guardare con maggiore fiducia al
futuro. Ma come si fa? Grassadonia continua a lanciare messaggi
inquietanti per la tifoseria. Promozione, salvezza: non ci si capisce
più niente proprio quando la squadra dovrebbe essere tranquilla.
“Ma Grassadonia e la società si parlano?” – è questa la
domanda che si fanno in tanti, quando sentono l’allenatore che parla di
futuro incerto, di programmi da perseguire. Me lo chiedo anch’io: c’è un
dichiarato obiettivo da raggiungere o tutto è affidato
all’improvvisazione ed al caso?
Non conosco le intenzioni della società. Ho sentito il tecnico che
parla di rinforzi. Ne chiede quattro per continuare a sperare nella
promozione. Diretta o indiretta non è dato di saperlo.
So solo che per come siamo combinati adesso, fermo restando qualche
buona individualità, non riusciremo mai ad essere quella corazzata
dipinta dalla fervida fantasia di qualche collega e di qualche addetto
ai lavori.
All’inizio del campionato, quando tutte le avversarie erano ancora
alla ricerca di una propria identità, ci si era illusi che, per
realizzare il sogno di un felice ritorno in prima divisione, potesse
bastare solo un poco di qualità. Pia illusione. La realtà è diversa. Le
squadre concorrenti – e parlo ovviamente di quelle che aspirano alla
promozione diretta – hanno allargato i cordoni della borsa e non hanno
badato a spese. Piazze come Perugia e Catanzaro, con un pedigree
di tutto rispetto, puntano oramai tutto sulla promozione diretta, senza
codicilli e lo hanno fatto capire in virtù di una campagna di
rafforzamento che non è ancora terminata.
In tutto questo bisognerà capire una volta per tutte che cosa vorrà
fare la Paganese. Se le intenzioni della vigilia erano quelle di
disputare un buon campionato per il raggiungimento dei play-off – e
credo che questo era il programma di massima – guardando alla
classifica, siamo nel pieno rispetto della tabella di marcia. Ma per
arrivare ai play-off con buone possibilità di vittoria – perché
arrivarci perdenti non servirebbe a niente – credo che qualcosa si debba
fare per dare più sostanza e qualità alla squadra.
Fossi in Grassadonia, che – nolente o volente – per come è stata
strutturata la squadra, sarà l’allenatore fino al termine del
campionato, punterei su un monumentale uomo d’ordine a centrocampo, con
tutto il rispetto che nutro per due atleti seri e compìti come Tricarico
ed Acoglanis, ma che paiono accomunati dalle stesse caratteristiche
tecniche.
L’uomo d’ordine è quello che gioca a testa alta, che ha personalità
calcistica, che prende per mano la squadra nel momento di difficoltà e
che riesce a dettare i tempi del gioco, una specie di metronomo che oggi
qualche tecnico moderno aborrisce in nome di uno sfrenato movimento
podistico.
Partenze, arrivi; Pagani in questi ultimi tempi è diventata una
specie di Stazione Termini; gente con la valigia pronta in attesa di un
treno che non passa; gente che parte, che arriva.
Quando riusciremo a capire – per essere finalmente e definitivamente chiari - dove siamo diretti?
Nino Ruggiero