È proprio tutto già deciso per il primato? Non proprio tutto, ma poco ci manca. La Paganese domenica ha bruciato probabilmente tutte le residue speranze e le ultime illusioni con un pareggio che non serve a niente. È la seconda volta in questo campionato (la prima a Manfredonia) che la squadra azzurrostellata fallisce un appuntamento decisivo e importante per i futuri destini del suo cammino. Il segnale che arriva da Ferrandina è inequivocabile: la squadra, che pure è apprezzabile per il buon campionato che sta disputando, non è pronta per il gran salto e, quando deve dare un segnale forte di presenza e di personalità, non riesce a emergere da una aurea mediocrità. Certo, non è il caso di intonare un de profundis perché le premesse della vigilia sono state pienamente rispettate e anzi hanno superato le più rosee aspettative, ma in un campionato così selettivo, con squadre che si sono svenate per arrivare lassù in alto, non è facile contemplare e coniugare verbi come risparmiare, giocare e vincere. La Paganese, in verità, sul piano del gioco e dell’organizzazione ha sempre convinto la sua numerosa platea di tifosi e simpatizzanti. Non altrettanto però lo ha fatto sul piano squisitamente pratico dei risultati; perché ogni qual volta si prospettava l’occasione per emergere e per affermare il suo buon diritto ad aspirare a qualcosa in più, la squadra ha avuto inattese battute di arresto.
Ci sarà però tempo per guardare quello che è andato bene e quello che è andato meno bene in fatto di rendimento dei singoli componenti della squadra perché è indubbio che ci sia stato qualche atleta che non ha tenuto fede alle aspettative generali e qualcuno che, nelle gare in cui doveva dare prova di personalità e di maturità, è venuto meno. Il discorso, poi, che riguarda il mancato inserimento in squadra di un uomo che avesse confidenze con le reti avversarie è molto profondo. Questa squadra, vanto dell’opera di Bocchetti e di Novelli, è stata costruita con criteri tattici ben definiti ed è risultata sempre molto armonica.
A riguardo, ricordo ancora oggi, a distanza di tanti anni, una raccomandazione di Nereo Rocco, mostro sacro del calcio italiano degli anni Cinquanta/Sessanta, cui era stato chiesto un parere su una squadra vincente da costruire: «Datemi quattro giocatori. Un portiere paratutto, uno stopper con le palle, un autorevole centrocampista pensante e un attaccante che vede la porta. Poi, il resto della squadra potete farla voi». Nel caso nostro, ci sarebbe da dire che mentre ogni settore ha avuto il suo uomo squadra (tanto per essere più chiari De Nova in difesa, Pierce a centrocampo) è mancato proprio all’attacco l’uomo squadra e i vari Odianose, Arganaraz, Negro, Paredes e Lamonica non sono riusciti a segnare quei gol di cui la squadra aveva bisogno per fare il salto di qualità. Una vera e propria opera incompiuta; forse per questo la mente ci porta a un’opera sinfonica (decima sinfonia in Mi bemolle maggiore di Ludwig Van Beethoven), che il compositore tedesco iniziò a progettare, ma che non riuscì mai a completare. A questa Paganese in questo campionato è mancato proprio l’ultimo tassello: quello dell’attaccante che vede la porta.
Per il momento, in attesa dell’impegno esterno di giovedì con l’Aversa Normanna (ultimissima spiaggia?), mi fermo qui.
Nino Ruggiero - www.paganesegraffiti.it