Oramai è certo: qualcosa si è inceppato nel delicato meccanismo che aveva caratterizzato le buone prestazioni e i risultati positivi che la squadra era riuscita a ottenere in questo campionato. La Paganese non riesce più a fare punti e lo dimostra il cammino costellato di sconfitte che sta caratterizzando il suo cammino nel girone di ritorno, a partire soprattutto dalla inopinata sconfitta interna subita a opera del Barletta.
Anche a Gravina, la squadra azzurrostellata ha giocato quella che potrebbe essere definita una buona gara. Ha dominato territorialmente la partita per quasi tutto il primo tempo ma si è persa (non è più una novità!) nei pressi dell’aria di rigore avversaria. Stanno venendo a mancare i gol risolutivi di Labriola che avevano caratterizzato il cammino della squadra e che – pur messi a segno con il bilancino del farmacista – avevano consentito alla squadra di fare risultato con il minimo consentito. Ma può una squadra dipendere solo dalla vena realizzativa di un calciatore, per bravo che sia, prestato all’attacco?
Alla Paganese adesso, forse, con l’allontanamento della squadra dalle prime posizioni, mancano pure le motivazioni e l’adrenalina che caratterizzano momenti difficili. Ma sarebbe un grave errore mollare gli ormeggi a due giornate dalla fine, non per i play-off (che non servono a niente), ma soprattutto per attaccamento ai colori sociali, e per il rispetto dovuto a una tifoseria che è tornata in massa a sostenere la squadra, nella buona e nella cattiva sorte, parafrasando l’impegno a rimanere uniti nonostante le diversità della vita.
Nino Ruggiero per paganesegraffiti.it