9.11.20

Una vita da mediano.

DI NINO RUGGIERO

Gioco poco, emozioni pochine. Ma nel calcio conta il risultato.Vuole arrivare alla vittoria la Paganese e ci arriva nella seconda parte della gara dopo aver lavorato ai fianchi la Viterbese per tutto il primo tempo. Vittoria sudaticcia, con risultato in bilico fino all’ultimo, perché quando vinci con un solo gol di scarto c’è sempre da temere il ritorno dell’avversaria; ma vittoria legittima, vittoria più che meritata.

La verità è che nel calcio quando domini territorialmente devi poi mettere la palla dentro; e questo a Viterbo non avviene nella prima parte della gara. In campo, più passano i minuti e più si avverte l’aria fumosa che di solito aleggia quando si prospetta un risultato di parità. Impressione sbagliata però: la Paganese vuole i tre punti anche per recuperare – essendo in credito con la fortuna – tutti i risultati positivi sfumati al novantesimo per un motivo o per un altro; non ultimo lo sfortunato episodio di una settimana fa in casa con il Teramo.

C’è da dire che la Viterbese presenta dopo solo due minuti il suo biglietto da visita con un gran fendente di Toukara da lunga distanza che fa venire i brividi al povero Bovenzi. Poi quasi scompare dalla scena; batte con la testa contro il muro difensivo della Paganese senza mai impensierire il portierino azzurro stellato chiamato una sola volta a un intervento plastico allo scadere del tempo su colpo di testa di Falbo.

Una Paganese finalmente ben quadrata, tosta, monumentale nella fase difensiva con un Sirignano tornato ad essere quello che tutti ricordavano, un gigante a stretto contatto con Schiavino altro elemento oramai inamovibile. Dicevamo muro difensivo, ma muro intelligente, pronto a trasformare ogni pallone recuperato agli avversari in azione di controllo e di rilancio del gioco.

L’allenatore Erra può contare su pochi elementi ma a tutti chiede un sacrificio fisico-atletico non comune; tutti sanno di dover giocare fino al novantesimo e oltre, per mancanza di alternative in panchina e lo fanno con grande professionalità e determinazione.

La svolta arriva nel secondo tempo, con una Viterbese in affanno e continuamente in ritardo sulle seconde palle, quelle che schizzano via e che devono essere recuperate. Ci arrivi prima se la condizione atletica te lo permette e alla Paganese di oggi non manca la freschezza atletica. Tutti freschi e pimpanti come mai, con il “giovanotto” Scarpa ancora una volta sugli scudi, pronto a dare l’esempio alla combriccola di ragazzi che lo circonda, assieme a Onescu, un centrocampista universale, uno di quei calciatori che a suo tempo ispirarono i versi di “una vita da mediano” di Ligabue, uno che cresce di giornata in giornata e che è un mostro di continuità atletica.

Il gol che decide la partita arriva su calcio di rigore, ma si può dire senza tema di essere smentiti che rappresenta solo il punto di arrivo di una vittoria voluta e cercata in tutti i modi.

Freddo dal dischetto il giovanissimo Guadagni, classe 2001, atteggiamento spavaldo e fiero da veterano. Pallone di sinistro a fil di palo e portiere avversario servito.

Considerazioni finali. Erra può essere finalmente soddisfatto. La squadra si sta esprimendo con il carattere e la determinazione richiesti; inoltre appare più omogenea ed equilibrata, anche meno pasticciona in difesa. Certo, spreca molto dalla tre quarti in avanti; ma bisogna anche dire che se la squadra fosse spietata, se riuscisse a concretizzare in gol tutto il lavoro preparato dalla difesa, perfezionato da un centrocampo più ferrato per la fase difensiva che per quella offensiva, non staremmo a parlare di una squadra che fissa nella salvezza tranquilla il suo obiettivo.

Scusate, ma è così.

Nino Ruggiero
(da Il Quotidiano del Sud – Edizione Salerno – del 9.11.2020)