Le vittorie nel calcio sono la migliore medicina. Lo diceva un vecchio giornalista quando una squadra dava segnali di preoccupazioni, zoppicava e stentava a dare il meglio di se stessa. Bisogna vincere, diceva. Aggiungeva anche una frase che non ho mai dimenticato. Lo diceva «coram populo» quando una squadra, a causa di miseri risultati raggiunti, veniva messa in discussione e sulla graticola finiva impietosamente l’allenatore. «Ricordatevi bene quello che vi dico – diceva – l’allenatore bravo è quello che vince. Il resto è solo fuffa…».
Credo che nessuno possa mai nel calcio essere certo di niente o di qualche teoria, ma è innegabile che quando i risultati positivi arrivano si sorvola poi su tante cose: sul gioco espresso, sui moduli adattati, eccetera eccetera. La lampadina rossa, però, si accende quando i risultati non arrivano e inevitabilmente si va alla ricerca del colpevole. È nella logica del gioco, facciamocene una ragione.
Perché vi dico questo? Perché oggi è bastato ritornare alla vittoria contro una buona squadra di categoria perché in tanti tornassero a rivedere le teorie sviluppate dopo le due sconfitte in campionato contro Gelbison e Sarnese e quella (dopo i calci di rigore) di mercoledì scorso contro la Real Aversa. In discussione c’era (come sempre quando i risultati sperati non arrivano) l’operato dell’allenatore. Voglio sperare che la chiara e indiscutibile vittoria conseguita con i sardi del Budoni possa riportare la Paganese a credere soprattutto in se stessa. Lo lascia sperare un’esibizione di tutto rispetto durante la quale i ragazzi in maglia azzurrostellata, soprattutto nella seconda parte della gara, sono apparsi all’altezza delle loro migliori partite. E credete che in tutto non c’entri anche la mano del suo allenatore (pure in tribuna perché squalificato?). Novelli forse sarà anche caparbio su certe scelte sulle quali non tutti possono essere sempre d’accordo (perché come diceva sempre una persona che conoscevo «ogni capa è ‘nu tribunale!») ma è indubbio che abbia in testa una “squadra tipo” dalla quale non deroga facilmente. E poi, parliamoci chiaramente: la squadra ha dimostrato di avere un suo gioco e ha una sua identità; forse deve solo avere continuità e credere di più sulle sue potenzialità. Il campionato sarà lungo, anche faticoso. Ma è appena cominciato.
Nino Ruggiero per paganesegraffiti.it
