Non è mai un buon esercizio, soprattutto per la mente, piangere sul latte versato. Alla luce dell’ennesimo passo falso della Gelbison, costato la panchina ad Agovino, che nelle ultime quattro partite ha vinto soltanto contro la Paganese, il rammarico aumenta. Quei tre punti sfumati nella clamorosa rimonta subita al Marcello Torre, dal 2-0 al 2-3, oggi ci avrebbero consentito, nonostante la sconfitta di Sarno, che ci può stare, di restare a una sola lunghezza dalla vetta. Anch’io, in questo momento, sto commettendo l’errore di tornare su ciò che poteva essere e non è stato, ma il calcio, come la vita, non funziona così. Meglio, allora, concentrarsi sul presente e pensare che gli azzurri abbiano finalmente riacceso il motore, spentosi forse proprio in quella partita contro i cilentani. L’auspicio è che il momento negativo sia ormai alle spalle. Ci sono partite nelle quali la prestazione va messa in secondo piano, e quella contro il Budoni era una gara da vincere senza andare troppo per il sottile. E la Paganese l’ha vinta.
Restiamo agganciati alla vetta, seppur con quattro punti di ritardo dalla Sarnese, che a Roma non ha certo fatto una passeggiata. Nel mirino c’è anche il Monastir, che nel prossimo turno affronterà la Viterbese nel big match di giornata. La Paganese ha faticato soprattutto sul piano mentale per entrare in partita: le scorie delle due sconfitte consecutive erano ancora un fantasma da scacciare per De Nova e compagni. A farlo sono stati i tre punti conquistati contro i sardi, accompagnati da tre reti che confermano gli azzurri al secondo posto nella classifica degli attacchi più prolifici, con 17 gol all’attivo, alle spalle del solo Monastir, a quota 19.
Restano, però, troppi gli errori tecnici che frenano la fluidità della manovra, ancora lontana da quella ammirata nella passata stagione. Ecco, vi stavo aspettando al varco: basta con i paragoni con il passato. Quella Paganese non la rivedremo, ed è anche normale: sono cambiati i calciatori e, di conseguenza, sono cambiati gli equilibri. Finiamola, dunque, con questa litania. Ogni stagione fa storia a sé, anche quando l’ossatura della squadra rimane pressoché invariata. Questa formazione deve ancora trovare la propria fisionomia, ed è proprio questo uno dei compiti di Novelli, che sta cercando di dare un’identità al gruppo anche attraverso la scelta di un undici titolare ormai consolidato.
Adesso la squadra deve trovare la propria alchimia, costruire certezze e acquisire quell’identità necessaria per compiere il salto di qualità. Senza scomodare troppi paroloni, tutto passa attraverso i risultati e la capacità di inanellare una serie di vittorie. Il filotto potrebbe essere iniziato proprio con il Budoni e avere seguito nelle prossime due trasferte, contro Venafro e Anagni, le stesse formazioni che hanno contribuito all’esonero di Agovino. Attenzione, però: sulla carta possono sembrare avversarie alla portata, ma è sempre il campo a emettere i suoi verdetti.
Domenica, intanto, dovrebbero tornare ad aggregarsi al gruppo Piga e Isufi, due pilastri della Paganese della passata stagione, pronti a offrire maggiori garanzie e nuove alternative a Novelli, che tornerà a sedersi in panchina dopo aver scontato la squalifica contro il Budoni.
Le prossime tappe si chiamano Venafro e Anagni, due trasferte nelle quali la Paganese è chiamata a recuperare, almeno in parte, il latte versato. I molisani, fermi a cinque punti in classifica, li hanno conquistati tutti lontano da casa, raccogliendone quattro nelle ultime due trasferte consecutive contro Gelbison e Ossese. Un bottino che testimonia come i bianconeri si siano rialzati proprio nel momento più difficile. Tra le mura amiche, infatti, il bilancio è disastroso: tre sconfitte in altrettante gare disputate, contro Trastevere, Sarnese e Budoni.
La Paganese dovrà quindi cercare il doppio colpo per restare in scia alla vetta, mettendo da parte rimpianti e recriminazioni. Il primo passo, inevitabilmente, dovrà arrivare da Venafro.
Peppe Nocera - paganesemania.it




















