

GIUSEPPE BOVE Pagani. Dici Francesco Scarpa e pensi ad una carriera andata in fumo. Quello delle nuvolette tutte cerchi emanati dalla famigerata cannabis, piuttosto che da doti non emerse. Che, invece, a Francesco Scarpa non mancano. Anzi, ne ha tali e tante che gli sono bastati meno di dodici mesi dal suo ritorno in campo, per metterle nuovamente in mostra: dribbling, tiro, estro, gol e tanta capacità di smarcarsi. Soprattutto da quelle maledette canne, che al calciatore più dotato della Paganese, sono costate a caro prezzo: prima una squalifica di sei mesi. Quindi la redenzione, il pentimento e uno squadrone chiamato Foggia. Dove in dieci giornate - stagione 2005/2006 - fa di tutto incantando lo Zaccheria: gioca di fino, assiste, dribbla e segna due gol. E poi? Ci ricade, come un pollo. È nuovamente la cannabis a dire stop. E giù un altro anno di squalifica. «L'ultimo. Il più duro da mandare giù - confessa oggi l'attaccante inseguito da mezza serie C, la Salernitana più di tutte, e finanche dal Pisa - perchè sono stato uno stupido a ricascarci. Oggi però, dopo aver pagato in prima persona, mi sento un uomo felice, maturo e quando penso al passato me lo dico sempre: «che fesso sono stato» senza tirare in ballo la storia delle amicizie sbagliate. Ero io che non andavo, non gli altri. Mi hanno aiutato tanto mia moglie Flora e mia figlia Tania. Chiaramente pure la Paganese che mi ha fatto firmare quando ancora dovevo scontare sei mesi di squalifica. In quel momento ho capito che c'era ancora qualcuno che si fidava di me e io ci ho messo il resto». E che resto: promozione in C1 con dieci sigilli in 17 giornate, classe cristallina al servizio della squadra, leader e trascinatore dentro e fuori dal campo. Sì, è decisamente un altro Scarpa quello di oggi. Scarpa il redento, quello che adesso prenderebbe a calci chi s'avvicina alle canne: «Lo dico a tutti i più giovani, i ragazzi delle scuole calcio, quelli dei settori giovanili: lontano da quella roba si vive bene e meglio. Non fate come me, se proprio volete un esempio guardate a Scarpa come è adesso: vita sana, tanto allenamento e famiglia. Io ne ho due: la mia e la Paganese, la mia seconda casa». Un matrimonio allungato fino a giugno del 2010, un contratto blindato che dovrebbe legare l'estroso attaccante agli azzurrostellati almeno fino alla fine di questo campionato. Ma visto che del domani non v'è certezza, Scarpa dice la sua: «Sento e leggo che in società sono arrivate delle richieste per me. Ne prendo atto e dico che alla Paganese sto da re, ma se dovesse capitare l'occasione giusta chiederei di farmi andare via. Ho avuto e ho dato, questo va ricordato. Ma, ripeto, solo se dovesse essere serie B. Ho perso un anno e mezzo per la mia stupidità, ma sento di poter giocare almeno altro quattro o cinque anni a buoni livelli e una chiamata dalla B mi farebbe riflettere sul mio futuro». Il presente invece è tutto azzurrostellato. Se ne sono accorti quelli della Cavese, storditi dal gol che è valso la terza vittoria in campionato e arrivato dopo un rigore sbagliato. Se ne accorgeranno, forse, quelli del Cittadella domenica cui già pensa Scarpa: «Ora che anche i risultati ci sorridono dobbiamo insistere: possiamo fare punti anche su un campo difficile come quello del Cittadella. La vittoria con la Cavese ci ha ridato fiducia e noi dobbiamo ripagare sul campo. La salvezza è alla nostra portata, ne sono sicuro». Come è sicuro che questo Scarpa non ha più nulla a che vedere con quello delle canne dal cui fumo diradato è emerso un calciatore rigenerato, un uomo rinato, un padre diverso. Parola di Francesco Scarpa.