28.5.08

Lecco: pomeriggio caldo, blucelesti assediati dai tifosi inferociti (La Provincia di Lecco).



CALOLZIOCORTE - Non si salva nessuno nel dopo
Pagani. Gli Ultras e altri tifosi storici e irriducibili
erano presenti all’allenamento di ieri tenutosi
al Lavello di Calolziocorte, per rinfacciare
alla squadra le sue colpe.
Ieri si è capito come mai la rosa bluceleste non
sia riuscita a superare le sue paure nel corso dell’intera
stagione e sul campo azzurrostellato: semplicemente
non si trattava di una squadra compatta,
coesa. Nessuno si è preso la briga di uscire
a parlare con i tifosi e al primo tentativo di sortita
dagli spogliatoi, frustrata da un atteggiamento
molto aggressivo di alcuni Ultras, la squadra è
rientrata subito nello stanzone.
Così, veder uscire i giocatori scortati
da Polizia, Carabinieri, Digos e
Scientifica (il rapporto poliziottitifosi
era quasi di 1 a 1), a piccoli
gruppi di due o tre, con alcuni blucelesti
(ormai ex) che hanno chiesto
di farsi portare la vettura all’interno
del cancello per evitare di passare
in mezzo alla trentina di tifosi
(quando al massimo sono volati insulti
e frasi ironiche) è stato uno
spettacolo francamente avvilente.
Hanno sicuramente dimostrato più
attaccamento ai colori sociali dei giocatori questi
tifosi, più delusi che arrabbiati, più avviliti dallo
spettacolo offerto durante l’anno che da quello
andato in campo a Pagani, ultima goccia di un
vaso già colmo.
Almeno loro non si sono sentiti retrocessi e l’hanno
voluto gridare in faccia ai loro ex giocatori. Diciamo
“ex” perché, a parte pochissimi, dopo lo
“strappo” di ieri dubitiamo fortemente che vorranno
restare ancora a Lecco. L’“assedio” dei tifosi
è durato dalle 15 alle 17,30. Prima, durante l’allenamento,
un quarto d’ora in tutto e sulla cui utilità
nutriamo seri dubbi, c’era stata un’invasione
di campo solitaria e, dunque, la Digos ha consigliato
al segretario della Calcio Lecco Giuseppe
D’Aniello di sospendere la seduta.
D’altronde i poliziotti non potevano chiedere a
nessun altro: dei dirigenti blucelesti nemmeno
l’ombra. Solo dopo un’ora è arrivato il team manager
Angelo Battazza a cercare di calmare gli
animi. Nessuno gli ha detto nulla: d’altronde a
lui, che di scelte non ne ha mai potute fare quest’anno,
il popolo bluceleste cosa poteva rinfacciare?
Tanto che alcuni vecchi Ultras, pur senza
voler comparire, hanno tenuto a sottolineare: «La
pazienza è finita. Per una stagione abbiamo voluto
stare calmi e fare buon viso a cattivo gioco.
Per dimostrare che non siamo noi che facciamo
scappare imprenditori e giocatori. Hanno sempre
potuto giocare e allenarsi in tutta tranquillità.
E la società ha potuto fare quel che credeva opportuno.
Questo è il risultato. Ora abbiamo detto
la nostra ai giocatori, ma verrà il momento giusto
anche per i dirigenti, nei prossimi giorni».
Chi si è salvato dal “redde rationem”
di ieri? Pochissimi. Difficile distinguerli.
Ignorati Romanelli, Narducci,
Galeotti, Pain, Mazzetti, Carrozza,
Villagatti. Invece il capitano Corti,
il difensore Cortinovis e l’attaccante
La Cagnina sono usciti senza
che nessuno dicesse loro nulla. Tutti
gli altri sono stati pesantemente
contestati: in primis Bottini, Varaldi,
Zallocco, Vieri, Campi, Mussoni
e Barbieri. Poi, anche se in misura
minore, anche Chianese, Ulivi,
Mazzoni. Altri blucelesti non ne abbiamo visti:
Savoldi era a casa (per una situazione personale)
come Bernini e Altobelli.
Più ironia che violenza nelle parole dei tifosi:
«Mettiti nel bagagliaio che è il ruolo a te più idoneo
», ha gridato un tifoso a un bluceleste. «Se ti
tagli i capelli, corri di più» a un altro. E ancora:
«Tutti dallo psichiatra dovreste andare per la paura
che avete avuto di giocare…».
Insomma una fine ingloriosa sia sotto il profilo
sportivo che della dignità. Ma i tifosi ieri hanno
compreso che non tutto può essere scaricato sulle
spalle dei giocatori e dell’allenatore Gianfranco
Motta che ieri si anche fermato a discutere. Per
questo ora pretendono chiarezza sul futuro. «Torniamo
anche in Eccellenza – ha gridato un Ultras
ieri – ma con dignità e senza ricatti del tipo “altrimenti
ce ne andiamo”: la società dica chiaro
cosa vuol fare».

Marcello Villani