12.4.10

Affondati.

La pesante sconfitta a Como restituisce a tutti la consapevolezza, qualora qualcuno non l'avesse persa, che la Paganese è prossima alla retrocessione nonostante Palumbo, giovedì, avesse ribadito come anche in caso di ennesimo stop in trasferta ci sarebbe stato ancora spazio per risalire. Il problema della Paganese purtroppo non risiede nelle speranze dei tifosi ma nella consistenza di una squadra che ormai ha dato tutto quello che aveva nelle sue possibilità, costruita su basi di cristallo che al minimo intoppo si frantuma. L'esempio, qualora ce ne fosse ancora bisogno, l'abbiamo avuto a Como dove, nonostante fosse riuscita a pervenire al pareggio, s'è sfaldata nell'ultimo quarto d'ora dove sono saltati nervi e concentrazione derivanti anche da errori marchiani che hanno contribuito alla costruzione della valanga-Como che ha travolto i resti, in nove, di una squadra in forte carenza di personalità. Tutti noi continuiamo a fare conti e tabelle di marcia ma l'unica, quella funebre, è stata già annunciata da tempo in casa Paganese. Si va avanti con la forza dell'illusione in questa Via Crucis che sta accompagnando al sepolcro la formazione azzurra e chissà poi se in piena estate avverrà la resurrezione miracolosa, unico barlume di speranza che mantiene ancora in vita il futuro della Paganese in Prima Divisione. A Como non c'è stata quella reazione che prima il tecnico e poi tutti noi ci aspettavamo e non ci illuda il pari di Vicedomini, flebile accenno in una gara che solo a sprazzi ha visto una squadra che sa di giocarsi la gara della vita. D'altronde non è che in una domenica, nonostante fosse quella dei festeggiamenti in onore della Madonna Delle Galline, il brutto anatroccolo potesse trasformarsi in cigno. A cinque giornate dal termine, nonostante come dice Palumbo nulla è compromesso, il baratro è ad un passo. Beato lui che ci crede ancora.

Peppe Nocera pr paganese.it