12.4.10

La Paganese travolta a Como. La salvezza è più lontana.

Alberto Bianchi COMO. Sulle rive del lago il dramma è tutto per la Paganese, che perde un importantissimo scontro-salvezza e vede l’ombra della retrocessione ingigantirsi sempre più alle proprie spalle. La squadra di Palumbo ci ha messo l’impegno, anche la qualità, ma è sembrata troppo timida per affrontare una sfida delicata e dura contro un avversario determinato come il Como, in serie positiva da ben due mesi. Eppure, la squadra azzurrostellata aveva cominciato discretamente, affacciandosi subito in area con Ingrosso, che ha clamorosamente mancato il tocco decisivo su angolo di Sciannamè. Nella posizione in cui si trova, la compagine di Palumbo non dovrebbe concedere regali a nessuno, ma i tre gol concessi al Como testimoniano invece l’opposto. Al già grave errore difensivo che ha portato al primo gol di Cozzolino, si sono aggiunti il comico rinvio di Pantanelli che ha regalato la doppietta allo stesso attaccante comense e l’entrataccia a centrocampo evitabile di Zarineh, che ha lasciato la propria squadra in inferiorità numerica. Grave pecca, perché nell’ultimo quarto d’ora il Como stava cominciando a dare segnali di calo e la Paganese, sull’onda dell’entusiasmo per il pari di Vicedomini, avrebbe potuto incalzare il ritmo per tentare addirittura di vincere la gara. Destino inverso, alla «Sliding Doors», è arrivata la sconfitta, puntuale a rimarcare le defaillances della squadra di Palumbo. Detto del raddoppio di Cozzolino, con la cortese partecipazione del portiere azzurro-stellato, il tris nei minuti finali è un sacrosanto penalty fischiato per un fallo di Castaldo su Maah lanciato in contropiede, nelle praterie lasciate dalla Paganese tutta riversa in avanti. Filippini non si è lasciato sfuggire l’occasione ed ha realizzato, anche con la beffa del cucchiaio, il gol che ha fissato il punteggio finale sul 3-1. A quattro giornate dal termine, la Paganese resta ultima e sempre a quattro lunghezze dal Lecco, la prossima gara al Torre contro l’Alessandria diventa il punto di non ritorno.

Il Mattino