Sarebbe ingiusto valutare la partita di domenica contro i bianconeri partendo dal 32’ in poi: vogliamo andare controcorrente ed analizzare quindi la squadra al completo, nei trenta minuti iniziali, per capire su cosa – e come – c’è da lavorare per migliorare.
Sicuramente gli spunti raccolti nel lasso di gara iniziale sono positive: i biancorossi – alleluia, alleluia – sembrano essere tornati compatti, uniti e con una difesa solida che non ha provocato sussulti e sbalzi a tifosi ed addetti ai lavori. Un grosso difetto dello schieramento di domenica era l’identicità dei movimenti effettuati da Russo e Ferrario: ambedue cercavano la sponda per i compagni e nessuno attaccava la profondità come almeno un attaccante dovrebbe fare per aprire varchi buoni agli esterni. Importante il fatto che la difesa sia riuscita a mantenere un alto livello di attenzione mantenendosi molto alta con la trappola del fuorigioco (circa sulla trequarti del Monza): domenica, anche nella mezz’ora iniziale, i biancorossi hanno sofferto sugli esterni per i mancati raddoppi dei centrocampisti di fascia ma è un rischio lecito e sopportabile se – come visto – si chiede a Furlan e Djokovic di scattare subito verso il fondo del campo in fase di non possesso. Ecco, questo punto è delicato: i due esterni di centrocampo hanno compiuto un grandissimo lavoro a “navetta” (avanti e indietro, per intenderci …) per tenere sempre in collegamento i terzini e gli attaccanti ma hanno spesso rinunciato al cross, preferendo il taglio centrale: perché non provare a buttarla in mezzo quando si hanno due torri quali Russo e Ferrario?
Per concludere l’analisi della mezz’ora giocata in parità numerica, parliamo dell’erroraccio che ha dato vita all’espulsione di Westerveld. Tutto è nato da un malinteso in difesa: Cudini ha optato per un disimpegno corto e senza mordente, il che ha permesso a Basso di intercettare la palla ed involarsi verso la porta del Monza. Il tulipano guanto nato poi ci ha messo del suo per farsi espellere (alzando le mani e scivolando fuori dall’area) ma la sua idea di andare incontro all’avversario era ottima e ben coordinata.
Ci fermiamo qua: si, perché speriamo – e crediamo – che il Monza di Motta sia questo. Ruvido, compatto, aggressivo e, per farla semplice, cazzuto. Un consiglio da profani per i prossimi allenamenti: Mister, proviamo le situazioni offensive soprattutto con gli attaccanti ed i tiri da lontano. Queste cose possono tornare utile poi alla domenica per “buttarla dentro” anche quando sembra ormai persa ogni speranza …
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