11.10.16

Steccano le quattro regine. Finisce l'era Papagni a Taranto.

 

Viaggiano a braccetto le quattro regine del girone C della Lega Pro, nella buona come nella cattiva sorte. Un destino che le accomuna nel giorno in cui Foggia e Lecce si fanno bloccare da due delle partecipanti alla lotta salvezza, Akragas e Vibonese, mentre Juve Stabia e Matera cadono a Reggio Calabria e Siracusa.

Sfortunati i rossoneri allo Zaccheria contro il Gigante. Primo tempo opaco e povero di idee per i Satanelli, col 4-4-2 di Lello Di Napoli che ha silenziato tatticamente il 4-3-3 di Giovanni Stroppa. Diversa la ripresa, quando il Foggia ha alzato ritmi e convinzione. Mazzeo sbaglia un rigore e, almeno a livello di impegno, non si può rimproverare nulla ai padroni di casa che costruiscono molto e potrebbero sbloccarla in diverse circostanze. Finalino con l'Akragas che non sfrutta qualche ripartenza e non approfitta della stanchezza evidente dei rossoneri. Ma si sa, una partita storta ci può stare. Soprattutto perché l'Akragas di questo periodo è collettivo difficile da perforare dopo un inizio difficile.
A corrente alternata anche il Lecce, che subisce oltremisura foga e forcing dei calabresi al Luigi Razza. Molto equilibrato il primo tempo, quando la reazione della Vibonese allo svantaggio è folgorante, per certi versi commovente. I giallorossi peccano lì, nella capacità di condurre la partita in assoluta serenità e forti della loro superiorità tecnica. Fragile il centrocampo e instabile la difesa, dati che portano al meritato pari rossoblù. Il copione cambia parzialmente nella ripresa quando arriva il secondo vantaggio: il Lecce prova a chiudere i giochi ma non lo fa, pur rischiando poco. E la Vibonese, dopo un periodo di sbandamento, riprende a marciare fino al definito pari di Saraniti su rigore. Ecco, è stata proprio questa carenza di personalità che ha tradito i salentini, che non hanno saputo soffrire nei momenti caldi del match e non sono riusciti a calarsi nel clima da sangue e arena imposto dalla squadra di Massimo Costantino.

La prima sconfitta del Matera, invece, è inversamente proporzionale alla gioia che gli aretusei mai avevano assaporato in questo campionato. Non è stata proprio la migliore squadra della stagione quella che è caduta in Sicilia. Primo tempo equilibrato, nel quale il pressing azzurro ha ammorbidito le pretese lucane. Ha funzionato il modulo a specchio utilizzato da Andrea Sottil, il quale ha scelto il 3-4-3 con un Matera che ha faticato a fare gioco e che è andato in vantaggio alla prima, vera fiammata con Iannini nella ripresa. Da lì la reazione del Siracusa, che ha prodotto una ventina di minuti di fuoco coniugando intensità a palle-gol credibili. E arrivando ai tre punti con grande merito. Da censurare le schermaglie di fine partita tra i giocatori delle due squadre.

La prova di maturità l'ha fallita anche la Juve Stabia che, evidentemente, fuori casa fatica a mantenere concentrazione e mentalità. Non che le Vespe siano state brutte al Granillo contro la Reggina. Ma sono mancate cattiveria e determinazione necessarie per fare gol e finalizzare un predominio che, anche se non costante, si è visto. In  buona sostanza, la squadra di "Jimmy" Fontana, spesso leziosa, ha peccato proprio nella produzione di occasioni da rete chiare e limpide. E la Reggina, che già gode di una certa quadratura difensiva ma che era stata spesso sterile in fase offensiva, ha prevalso in uno dei pochi guizzi che si è ritagliata. Un dato che ha fatto giustamente infuriare il tecnico gialloblù. Ci si può rifare domenica al Menti col Foggia, anche se sarà difficile. Ma in trasferta, dove la Juve sta perdendo punti preziosi, occorre un deciso cambio di marcia se si vuol diventare veramente grandi. 

Dello scivolone di stabiesi e materani ne ha approfittato il Cosenza, ora terzo in compagnia proprio della squadra di Fontana. E proprio l'aspetto della personalità è quello che è più piaciuto dei Lupi, che hanno saputo reagire con celerità allo svantaggio iniziale per poi contenere con generosità gli assalti del Fondi nell'ultimo quarto d'ora dopo il 2-1 griffato Filippini. Non era facile nel fortino di una squadra che, sebbene denoti molti problemi tecnici tra cui l'incacità nel gestire i vantaggi, non aveva mai perso davanti al proprio pubblico. Il Cosenza, semmai, avrebbe potuto sfruttare con più acume qualche ripartenza, ma alla fine ha vinto con forza mentale e furbizia, pur senza rendersi bello da vedere.
Resiste al sesto posto il Monopoli, al terzo successo consecutivo con cinque gol all'attivo senza prenderne uno. Numeri che elevano i biancoverdi in testa alla classifica delle vittorie esterne (ben tre) al pari delle big Foggia e Lecce. Vibrante il primo tempo con la Fidelis Andria, nel quale le due squadre non si sono risparmiate colpi e voglia di vincere. In questo senso, il Monopoli è stato assai fortunato nel non capitolare prima dell'intervallo, circostanza che avrebbe evidentemente cambiato il tema tattico della partita. Più autoritari i biancoverdi nella ripresa, quando la Fidelis ha forse ceduto sull'aspetto atletico consentendo agli ospiti di avvicinarsi di più dalle parti di Pop. Non si vinceva ad Andria addirittura da quaranta anni. Segno che il momento è magico: questo Monopoli non vuole smettere di sognare e finora è certamente la vera sorpresa del girone.

A Caserta, più che il fardello dei quattro gol incassati dalla Virtus Francavilla, tengono banco le questioni societarie. E' guerra aperta tra Pasquale Corvino, che sta tentando la scalata al club, ed il socio di maggioranza Luca Tilia, spalleggiato da Roberto Conte e Stefano Palomba. Corvino, proprio ieri, ha vuotato il sacco raccontando mesi di dispetti e ricatti, tra un braccio di ferro e l'altro. E stabilendo un ultimatum: o i tre fanno fronte alle spese necessarie ed imminenti, in base alle loro quote, oppure possono cedergli tranquillamente le loro partecipazioni azionarie a fronte di una giusta contropartita economica e tanti ringraziamenti. Un ragionamento sacrosanto e che chiama Tilia e soci ad un atto di responsabilità. Vedremo cosa succederà, ma la Casertana, per stessa ammissione di Corvino, rischia di sparire, stante l'ammutinamento del trio extracasertano. Trovare necessariamente nessi con la partita storta di Francavilla, però, sarebbe errato: la Casertana, fino al 3-1, è stata nel match ed ha rischiato di strappare il 2-2.

Dà continuità al proprio momento positivo il Catanzaro che, dopo il pari di Agrigento, abbatte al Ceravolo il Taranto, provocando l'esonero di Aldo Papagni. Al suo posto c'è la bandiera Fabio Prosperi, che in questa stagione stava dirigendo la Berretti. Soluzione interna per i pugliesi, dunque, anche se l'ex Davide Dionigi scalpita. Ma la scelta è definitiva e premia dedizione e professionalità dello storico capitano rossoblù, che chiaramente sarà chiamato a dare un cambio di rotta deciso ad una squadra paurosamente involuta nelle ultime tre apparizioni. Si tratta già del terzo avvicendamento in panchina dall'inizio del campionato: in precedenza erano saltati Nicola Romaniello e Giulio Spader rispettivamente a beneficio di Dino Bitetto e Mario Somma.

La sonante vittoria del Catania nel derby sempre psicodrammatico col Messina è nel segno di Andrea Di Grazia, autore di una tripletta. Della performance di questo talento del '96, catanese doc cresciuto proprio nel vivaio rossoazzurro, abbiamo parlato la settimana scorsa dopo il pari di Taranto. Quando, cioè, fu l'unico squarcio di luce in un match ammirato in un Catania non irresistibile. Classe da vendere, fame da far invidia a tutti: Di Grazia si sta imponendo come uno dei giovani più interessanti del girone ed è destinato oramai a calcare palcoscenici più importanti. Il futuro è suo, se saprà mantenere umiltà e sangue freddo. 

Stefano Sica - www.paganesemania.it

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