8.2.17

La strana saudade di Diogo Monteiro, detto Sodinha.

Prima saudade, espressa rigorosamente in portoghese/brasiliano; poi nostalgia, in italiano, per Felipe Diogo Monteiro, conosciuto come Sodinha.

Se ne va in Brasile per saudade; torna, a distanza di circa due anni, in Italia per una strana nostalgia, di quelle che ti mettono davanti a un interrogativo senza risposte.

Carta conosciuta questo Sodinha che lascia il segno a Pagani. Nel 2008/2009, allenatore Eziolino Capuano, a dicembre arriva dall’Udinese in prestito, via Bari. Cocchino D’Eboli ha buone entrate con Leonardi e se lo assicura. Gioca poco, ma quando gioca incanta. Calciatore sprecato per la categoria, classe immensa, genio del pallone, ma sregolato come più non si può. Sparisce alla vigilia dell’ultima partita a Castellammare di Stabia. Si volatilizza di notte e nessuno sa perché. Saudade – dissero – nostalgia per il suo Paese, per il Brasile, terra di campioni noti e meno noti.

Quell’anno, Sodinha a Pagani pennella affreschi di buon calcio; entra a partita in corsa e fa la differenza. Gioca poco, non perché non sia bravo; no, gioca poco perché poco si allena. Pesa un quintale, una stazza imponente, anche goffa a guardarlo da lontano, ma quando entra in campo i chili non pesano: pesa la sua immensa classe e il suo magico sinistro. Capuano se lo coccola, intuisce di avere fra le mani uno che è sprecato per la categoria. Niente; per la sua indisciplina tattica, il suo posto resta prevalentemente in panchina.

Sparisce per saudade, ma l’anno dopo torna in Italia e si stabilizza a Brescia in serie B dove lascia il segno. Le sue giocate pazze, quel suo modo di stare in campo, quasi disincantato, affascinano. Il pallone va dove lui vuole che vada; il suo sinistro comanda. L’anno dopo passa a Trapani, sempre in serie B, ma il suo estro si scontra sempre con la sua stazza sempre più imponente e con gli infortuni a catena che lo perseguitano. Deve scendere di peso, ma non ci pensa proprio. Beve allora anche di più; non acqua minerale ma whisky e vodka che mal si conciliano con la vita di atleta. Serse Cosmi lo assiste amorevolmente, gli dice che ha trovato pochi atleti bravi come lui nella sua lunga carriera. Lo invita a uno stretto regime alimentare e quando sa che vuole smettere con il calcio gli scrive una lettera toccante. Leggetela qui, tutto d’un fiato:http://www.trapanicalcio.it/trapanicalcio/area-stampa/notizie/3472-la-lettera-di-mister-serse-cosmi-a-felipe-sodinha.html

Ma lui, Sodinha, ha deciso: a ventotto anni appena suonati smetterà con il calcio e tornerà in Brasile.
Poi, a distanza di circa due anni, la clamorosa notizia: Sodinha è tornato; andrà a giocare con il Mantova. Ha perduto quindici chili; è in forma e ha nostalgia dell’Italia. Una saudade al contrario?
n.r.

da paganesegraffiti.wordpress.com

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