23.10.17

La Paganese vista da...Nocera! - Dalla società al campo: errori in fotocopia.

E' davvero difficile per me, che soffro come tutti coloro che hanno a cuore ancora le vicende della Paganese, commentarne i risultati attuali. A dire la verità è difficile resistere novanta minuti a seguire la stessa partita e lo sottolineavo ieri, tra uno sbadiglio e l'altro, con un mio amico carissimo con il quale ho "visto" la gara di una pochezza tecnica incredibile. Un amico con il quale seguo la Paganese, tema di discussione delle nostre chiacchierate, da circa un trentennio, lo stesso che ieri - sorprendendomi - mi ha dichiarato di non avere più la passione di una volta e che venire allo stadio sta diventando un peso. Purtroppo queste parole, che arrivano da un abbonato, sono le stesse che ho ascoltato da altri "maniaci" della Paganese che la seguono da anni e che già dopo le prime partite hanno alzato la bandiera bianca dell'insoddifazione definita "ogni anno la solita storia". Un sentimento che negli ultimi anni ha investito il popolo azzurrostellato a macchia d'olio, depauperando lo zoccolo duro della tifoseria non quella occasionale. Dall'inizio del campionato altri come il mio amico, tifosi storici della Paganese, hanno disertato il Torre e questo mi fa male ma, allo stesso tempo, mi ha fatto riflettere e fare alcune considerazioni. Una su tutte la ripeto ogni venerdì sera al termine della trasmissione con i miei compagni di viaggio: Che senso ha fare ancora la Paganese così? Lo dico con il cuore che sanguina calcisticamente, ma continuare così è un tormento della passione. Ogni anno sempre gli stessi errori. Li si potevano ammettere nel 2007, quando questa società a cui va il mio encomio storico, si affacciava per la prima volta nei professionisti ma da allora anzichè migliorare di anno in anno s'è fatto il passo del gambero, cioè all'indietro. Da tifoso e giornalista ho seguito le vicende di questa società che speravo potesse ogni anno mettere un tassello evolutivo, essendo una risorsa, nel progetto Paganese ma quello che è la costante è l'incostanza progettuale. Si va avanti alla giornata, o meglio all'annata, evidenziando lacune mai colmate, da quelle societarie a quelle tecniche. I tanti i meriti di questa proprietà, per gli anni consecutivi di gestione, vengono annullati da una mancata canalizzazione verso un miglioramento anche nei limiti delle proprie possibilità. Dopo 10 giornate e dopo alcuni anni assistiamo ad uno degli inizi di campionati peggiori, paragonabile solo a quella della stagione 2013-14 con Maurizi in panchina, ora rivalutato dai risultati con la sua Reggina, ma almeno allora quello scempio tecnico era ammesso dalla mancanza di retrocessioni. Quest'anno s'è toccato il fondo, o quasi (manca un gradino), sprecando un'estate che era stata scevra di problemi amministrativi, ammaliati dalla "scoperta" azzardata di Matrecano per poi passare ad un'altra scommessa come Favo, ultimo dei colpevoli, per terminare all'inadeguata campagna acquisti. Sia ben chiaro: calciatori e allenatori sono vittime delle scelte gerarchiche societarie che il campo sino ad ora ha detto dopo 10 giornate: 1 vittoria-5 sconfitte-4 pareggi-nessuna vittoria in casa.

Oggi non ho voglia di parlare della partita, cosa dovrei dire? Ripetere sempre le stesse cose? La difesa fa acqua, segniamo con il contagocce, poi semmai qualcuno se ne risente, i calciatori percepiscono lo scetticismo e faremmo altri guai. Lungi da me che ho preso una "capata" incredibile. Sì, tanti anni fa, ma per questa maglia, per questi colori che forse non interessano più a nessuno o solo a chi ne ha fatto una ragione privata limitandone gli orizzonti. Vedo che negli spogliatoi non si brinda più, neppure con acqua minerale. Meglio così, anche perchè c'è poco da brindare, il 1° gennaio è lontano ma l'ultimo posto è purtroppo vicinissimo. E' tempo di autocritica per la società che ora è imballata nelle sue ipotetiche decisioni sul futuro. Cambiare allenatore, i risultati lo richiederebbero, non serve. Così come non serve acquistare calciatori svincolati e per arrivare al mercato di riparazione, che di solito negli anni passati (tranne l'anno scorso) è servito solo da passerella, ci vorranno altri due mesi. Ma allora che senso ha fare ancora la Paganese così? Per inseguire quella Serie B, sogno sempre decantato come un ritornello, ma privo delle basilari argomentazioni per impostare anche un normale campionato senza pretese. Lasciamo perdere per piacere, pensiamo a sostenere questi ragazzi, che non lesinano mai impegno, per cercare di fare punti contro il sorprendente Monopoli vice capolista del girone: Monopoli ho detto, non Trapani.  

Peppe Nocera
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