23.3.26

Fateci sognare ancora.

DI NINO RUGGIERO

No, non è finita. Non poteva finire così. Le ambizioni di un anno intero non potevano naufragare vista mare, nel vento freddo di Manfredonia in una giornata storta né in un’amara sconfitta, ancora difficile da digerire, con il Barletta capolista al cospetto di un “Torre” strapieno.

Non poteva finire così; ce lo ha detto a voce grossa la Paganese vincendo domenica con il Martina, insinuandosi nella iniziale lotta a due (?) per la promozione. Noi siamo ancora qua: il segnale della Paganese è chiaro, inequivocabile, non lascia adito a dubbi. Nella lotta per il salto di categoria gli azzurrostellati ci sono, ci vogliono stare. E ci restano con lo spirito di chi sa di non avere oramai più nulla da perdere e che vuole solo rincorrere fino alla fine un sogno chiamato promozione; forse lo spirito giusto per chi – dati alla mano, vuoi per una cosa, vuoi per un’altra – è venuta meno nelle sfide clou.

Sì, stropicciamoci gli occhi mentre facciamo due conti, ma è così: la rincorsa al sogno non è finita. Sul lumicino della speranza ha soffiato, rinvigorendo la fiamma, una bella vittoria con il Martina, al termine di una partita che ci ha fatto fare pace con il calcio e che ci ha consentito di tornare a casa con il sorriso stampato sulla faccia e nelle orecchie quel motivetto che fa Pagani è forte e vincerà. Un ritornello che riecheggia nella mente, esattamente come le immagini di quando questo coro diventò il refrain del ritorno degli azzurrostellati tra i professionisti. I conti: -2 dalla vetta e un calendario non impossibile. Con un obiettivo unico per le prossime (sei) gare: vincere e guardare solo avanti per recuperare al momento opportuno i due punti di scarto dal Barletta, altre inseguitrici permettendo.

Insomma, tutti quelli che domenica erano saliti sulle gradinate dicendo Oramai è andata così, oggi ci togliamo definitivamente il pensiero si sono dovuti ricredere. Quel pensiero che volevamo toglierci prima di Pasqua, adesso non ci fa più dormire, ci rende monotematici nelle chiacchiere da bar e ci tiene ancorati a una speranza dura a morire, che ci accompagnerà nelle prossime gare. Perché, scaramanzia a parte, sfidiamo chiunque a dire di non aver consultato il calendario delle prossime partite senza azzardare pronostici e possibili colpi di scena che sarebbero entusiasmanti perché ci riguardano direttamente; ma pure perché darebbero ancora più sapore a un campionato tutt’altro che scontato.

E allora? Ma veramente ce la possiamo fare? E i debiti con il Fisco? Il saldo e stralcio? L’accordo con l’Agenzia delle entrate? Sì, ci sta pure tutto questo ancora da risolvere. Ma adesso lasciateci sognare in pace. Che gusto c’è? Forse la bellezza feroce di chi sa guardare verso l’alto, costruisce giorno per giorno e non si arrende alle difficoltà; ma c’è pure il fascino dell’imprevedibilità, la pratica dimostrazione che le gerarchie non sono eterne e che il calcio non è matematica. Ci illuderemo soltanto? Può essere. Ma è pur vero che chi sogna può muovere montagne. Ma c’è un’altra cosa: questa situazione – lo capirebbe anche un cieco – rinsalda ancora di più il legame viscerale che unisce la squadra alla città. Pagani, lontano da ogni bega politica, ha bisogno di speranze e di tornare a sognare. La Paganese non sarà certo la panacea di tutti i mali, ma resta un buon punto da cui partire.

E allora? Ragazzi, fateci sognare ancora!

Nino Ruggiero per paganesegraffiti.it