È proprio vero quando si dice “la lingua batte dove il dente duole”. La sconfitta con il Barletta non è stata per niente digerita, non tanto per quello che riguarda il risultato apparso alla fine ineccepibile, quanto per le cause che l’hanno determinata.
Guardate, valore del Barletta a parte (squadra di ottima caratura tecnica), ci sono due episodi che sono ancora sotto la lente di ingrandimento per come si sono presentati e che hanno determinato una svolta forse decisiva sul risultato. Due episodi, uno appresso all’altro, consequenziali, hanno indirizzato la partita su un binario dal quale in certe occasioni non si scappa. Quello che ancora appare incomprensibile è il piazzamento disinvolto della difesa azzurrostellata su un rilancio senza grosse pretese da centrocampo per il centravanti Da Silva e che ha portato all’episodio del calcio di rigore. Ancora non si è capito, e forse non si saprà mai, perché la difesa si è fatta trovare impreparata su un rilancio innocuo dalla metà campo; forse perché sbilanciata troppo in avanti o perché fidava su un presunto fuorigioco del centravanti avversario? Nella circostanza, l’arbitro ha interpretato il regolamento più rigido in questi casi; espulsione di Isufi e calcio di rigore, nonostante le vibranti proteste di chi gli faceva notare, ovviamente di parte Paganese, che il fallo era stato commesso ben fuori dalla linea che delimita l’area di rigore.
Fermiamoci qui, riconoscendo al Barletta i suoi meriti per aver bene interpretato la gara in tutte le sfaccettature in virtù di una rosa composta da elementi di grande caratura tecnica, un vero lusso per la serie.
Sul rendimento dei componenti la squadra azzurrostellata ho già detto tutto quello che c’era da dire con il consueto pagellone di fine gara. Aggiungerei solo, e non deve suonare affatto come scusante, che l’allenatore Novelli non ha potuto contare sulla solita efficienza fisica di Labriola, Graziani e Mancino, debilitati per cause varie, e che di solito costituiscono asse portante della squadra che fa capo all’immenso Pierce, mai lodato come merita, fiore all’occhiello della squadra in cabina di regia. Ma queste sono cose che possono capitare lungo un campionato e bisognerebbe avere il sostituto giusto per ogni ruolo in caso di bisogno o necessità. Resta il fatto che la Paganese, pur ridotta in dieci per l’inopinata espulsione di un suo calciatore, ha giocato al limite delle sue attuali possibilità e avrebbe meritato, in virtù di un ottimo secondo tempo, almeno di ridurre le distanze.
Cosa dire ancora? Il campionato riserva ancora otto gare fino al termine e non è detto che la squadra non riesca a recuperare la prima posizione inserendosi nella lotta tra Barletta e Martina Franca. Ma dovrà farlo con una vera e propria impresa puntando tutto sul gioco che fino a questo momento l’ha contraddistinta con la leggerezza e la spensieratezza dei suoi giorni migliori. La logica dice cose diverse, dopo il gran recupero di Barletta e Martina Franca, ma il cuore che batte con i colori azzurri non si rassegna. Parafrasando il grande teatro napoletano, è forse allora il caso di dire “Non è vero, ma ci credo”
Amen!
Nino Ruggiero per paganesegraffiti.it