
Il miglior nemico di questa settimana è un vero girovago del mondo calcistico, dopo aver giocato in grandi piazze come Milano, Napoli, Cagliari, Palermo, Pisa, si è spinto fino in Grecia dove ha vestito la maglia del Paok di Salonicco per ben due stagioni. Mirko Taccola, classe 1970, cercherà di fermare la truppa Cari nell’infuocato “catino” di Pagani per una partita fondamentale per accedere aritmeticamente ai play-off con vista serie B.
Lo stadio "Marcello Torre" di Pagani sarà un’autentica bolgia per una partita decisiva per entrambe le formazioni. Quanto inciderà il fattore campo?
“Indubbiamente giocare una partita così delicata in casa è un vantaggio. Spero che il pubblico di Pagani possa riempire gli spalti dando alla squadra quella carica necessaria per affrontare un avversario difficile come l’Arezzo”.
Come state vivendo la vigilia di una partita da dentro o fuori in chiave salvezza?
“Per noi è la partita dell’anno, con una vittoria potremmo addirittura salvarci anticipatamente e questo sarebbe fondamentale non solo per la squadra ma per l’intera città”.
Viste le numerose defezioni in casa amaranto, tra squalifiche ed infortuni, che Arezzo ti aspetti?
“Nonostante le assenze sarà un Arezzo battagliero che scenderà a Pagani per cercare di vincere la partita. Mi ha colpito un’intervista rilasciata da Croce, molto carico e deciso nel raggiungere l’obiettivo play-off. Forse avrei preferito trovare l’Arezzo al completo, perché chi prenderà il posto dei titolari vorrà dimostrare sul campo il suo valore”.
Durante la partita di andata ci furono alcuni momenti di tensione sugli spalti per la presenza di mister Capuano, allora come domenica squalificato. Ci sarà voglia di rivincita?
“Purtroppo all’andata non ero in campo e ho saputo che il nostro mister non ha potuto vedere la partita dalla tribuna, causa frasi offensive di alcuni spettatori aretini nei suoi riguardi. Ma al di là di questo il mister sta preparando la partita come tutte le altre, con l’unico obiettivo di vincere questo incontro fondamentale”.
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Taccola dopo una vittoria della Paganese
La migliore qualità del tuo vulcanico allenatore?
“La sua grande positività. Il mister oltre che a livello tattico lavora moltissimo sull’aspetto mentale riuscendo a trasmetterti una grande carica e voglia di ottenere il massimo dai tuoi mezzi”.
Domenica ci saranno in campo due Mirko, tu per la Paganese e Conte per l’Arezzo, entrambi con una grande esperienza alle spalle sia in serie A che in B. Quale è il segreto di questa longevità sportiva?
“Forse respirare l’aria di Milano, sponda Inter. Mi ricordo che quando io ero in prima squadra, lui giocava nella primavera nerazzurra. Scherzi a parte, apparteniamo a una generazione fortunata, grazie anche ad uno stile di vita consono al professionismo, come dimostra la straordinaria carriera di un mio coetaneo di nome Paolo Maldini”.
Sei stato un vero pioniere del pallone, andando a cercare gloria in Grecia. I tuoi ricordi di quella esperienza?
“Posso dire di essere stato il primo giocatore italiano a giocare nel campionato ellenico. Mi ha colpito moltissimo l’ambiente greco, molto caldo e appassionato di questo sport. Il ricordo più bello che conservo è l’aver potuto giocare con la prestigiosa maglia del Paok di Salonicco davanti a 40.000 spettatori entusiasti”.
Un altro bel ricordo sarà stato sicuramente aver indossato la maglia del Pisa, essendo tu originario della provincia pisana.
“Bellissima esperienza, travagliata all’inizio perché è dura essere profeta in patria. Poi le cose sono andate migliorando e ringrazierò sempre la società Pisa calcio, nella persona del compianto presidente Anconetani, che mi ha permesso di spiccare il volo verso l’Inter e da lì in giro per tutta Italia”.
Dopo aver giocato a grandi livelli per più di 20 anni, aver partecipato a un’Olimpiade e a un campionato europeo under 21, quali sono gli obiettivi per il prossimo futuro?
“Provo ancora piacere a giocare e ad allenarmi e finché il fisico regge non penso assolutamente ad appendere le scarpette al chiodo. Terminata la carriera agonistica, mi farebbe molto piacere rimanere nell’ambiente calcistico, in campo perché sinceramente non riesco a vedermi dietro una scrivania”.
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