Cuore, mente, grinta, sangue caldo e sangue freddo: questo è Carlo Vicedomini, questo è il capitano della Paganese, primo personaggio di questa nuova rubrica. Non poteva non spettare a lui questo primo spazio. Perchè è il leader di una formazione che sta compiendo un'impresa, perchè ha deciso l'incontro di domenica scorsa, perchè è un ragazzo umile, sincero e sensibile e perchè è un amico di Paganese.net.
A Lecce, agli inizi della sua carriera, lo portò un certo Pantaleo Corvino, abile ed apprezzabile talent-scout, e mentre la Prima Squadra in A nel 2004/2005 batteva tutti i record con Zeman e i suoi ragazzi terribili (Bojinov e Vucinic su tutti), Vicedomini e i compagni della Primavera andavano a vincere la Coppa Italia contro il Milan di Franco Baresi. Poi il passaggio in C1 al Teramo, prima di approdare a Pagani, voluto da Palumbo e diventato col tempo un punto fermo della straordinaria rosa che ottenne la promozione in C1. Non fu tra i riconfermati per quella stagione, ma uno strano trait d'union l'ha sempre legato alla Magica Stella. Solo meteora a Crotone e Castellammare, ritorna nella sua Lecce, ma è costretto a fare la spola fra tribuna e panchina. Allora Vicedomini, abituato a lottare come sempre, si rialza e sceglie ancora Pagani per ripartire. Il sì a Palumbo e alla causa Paganese è immediato e, malgrado non sia arrivata la salvezza, ha spinto tanto per ripartire insieme, ancora più forti di prima.
L'inizio di campionato non è felice per Vicedomini: a lui, che conosce bene la "paganesità", si chiede di più, anche tatticamente. Senza un vero e proprio regista al suo fianco, Vice è un po' un pesce fuor d'acqua, ma, come sempre nella sua carriera, trova la forza per il colpo di coda. La fascia di capitano dopo l'addio di Martinelli e il rifiuto ad un'allettante offerta del Taranto fanno riscoppiare l'amore fra Vicedomini e i tifosi. A suggellare il tutto, l'arrivo di Fabio Gatti, che, almeno tatticamente, libera il mediano leccese dal ruolo di regista. Tutto bene, ma poi arriva il momento in cui un fulmine a ciel sereno piove su di lui, un momento nel quale carriera e vita privata si incontrano: la morte di Amleto, suo amico d'infanzia, alla vigilia di Paganese-Cremonese. Vicedomini vorrebbe essere lì fra tutti gli amici a tributare l'ultimo saluto al caro compagno, ma qualcosa lo spinge a restare con la squadra, a prepararsi al meglio per l'importante match-salvezza. Lo capirà a fine partita cosa era quel qualcosa: "Sul dischetto c'era Amleto, mi ha spinto lui a tirare quel rigore e a segnarlo: è tutto merito suo, era giusto tributargli quell'esultanza". A stento fatica a trattenere le lacrime, poi fa un sospirone e ritorna il capitano di sempre, contraddistinto dall'enorme lucidità sia dentro che fuori dal campo. "E' dura per tutte le squadre venire a giocare a Pagani, anche per la Cremonese che è una signora squadra". Da capitano, ma soprattutto da reduce dalla scorsa stagione, sa benissimo i segreti di questa formazione, che, numeri alla mano, è di gran lunga superiore a quella dello scorso anno. "Siamo una squadra vera, tosta, caparbia, siamo un grande gruppo, compatto, che lotta insieme per raggiungere la salvezza, ognuno di noi dà il massimo per gli altri: è fantastico!" Sembra il suo identikit, l'abbraccio dei compagni dopo il goal è la fotografia perfetta del miracolo che la Paganese, grazie anche a Vicedomini, sta compiendo.
Il suo sogno è quello di tornare a vestire la maglia del Lecce, quei colori giallorossi che hanno caratterizzato la sua vita. Ci riuscirà, non prima però di aver scritto un'altra pagina importante nella storia della Paganese.
Danilo Sorrentino - www.paganese.net
