Che bello guardare la classifica e
ritrovarsi al primo posto, in splendida solitudine! Roba di altri tempi;
tempi passati che la mente di chi ha qualche annetto in più non potrà
mai cancellare, tanto sono splendidi, emozionanti: rappresentano, per
chi nutre emozioni, una storia infinita tra le alternanze ballerine di
vicende una volta liete, una volta amare.
Il discorso rischia di diventare banale;
ma che volete, quando vengono fuori dei sentimenti che fortunatamente,
dico io, regolano ancora la vita di tutti i giorni, in un mondo che
sembra sempre più freddo e tecnologico, allora bisogna gioire perché
significa che ci sono ancora dei cuori che palpitano per delle emozioni.
E non è poco, credetemi, ai tempi d’oggi.
D’altronde il calcio è come la vita: si
vince, si perde, si gioisce quando ci sono i momenti sì, ci si dispera
quando ci sono, invece, i momenti no. Adesso il momento pare sia buono.
Tutto sembra girare per il verso giusto. La squadra c’è; i sacrifici
sono stati fatti e i frutti arrivano.
Contro l’Isola Liri non tutto è filato
liscio come l’olio, ma non si può pretendere tutto e subito. Importante è
constatare che la squadra anche contro un’avversaria di tutto rispetto,
forse la migliore incontrata fino a questo momento, ha fatto valere i
diritti di una classe superiore.
L’ho già detto, ma lo ripeto come
rafforzativo: questa è una squadra che può risolvere una partita in ogni
momento della stessa. Potrà avere, e li ha, ancora problemi di
affiatamento, di intesa, di interscambi fra i reparti; ma al momento
opportuno, quando meno te l’aspetti, perché magari stai imprecando per
una manovra che ancora non è lineare, che sembra farraginosa ed
elefantiaca, basta uno spunto di una delle sue innumerevoli e potenziali
bocche di fuoco per far cambiare il risultato.
Certo, questo non significa che bisognerà
attendere sempre il colpo di classe o l’acuto di qualche elemento di
qualità superiore alla media, ma intanto – in attesa di un rodaggio
necessario per una squadra che è completamente nuova – cominciamo a
capire e apprezzare di che pasta sono fatti gli atleti che quest’anno la
compongono.
C’è già stato un Orlando nella storia della Paganese, direi quasi “furioso”
se non fosse irriguardoso il paragone con l’omonimo paladino
tratteggiato da Ludovico Ariosto. Una volta, agli albori degli anni
novanta, c’era Peppe Orlando, centravanti sfondareti; la bellezza di
ventotto reti segnate in due campionati memorabili. Ogni tiro un gol; un
sogno, quasi una bella favola da raccontare ai giovanissimi.
Oggi è la volta di Luca Orlando, anche lui da etichettare come “furioso” in ossequio al cognome che porta, senior per distinguerlo dal fratello Fabio, ma senior per
modo di dire visto che ha da poco compiuto vent’anni. In tre gare ha
già segnato tre reti, ma è stupefacente la facilità con cui si presenta
in zona gol. Aveva avuto problemi al setto nasale nell’incontro con il
Milazzo, ma non se n’è curato oltre il necessario. Ha voluto essere
ugualmente in campo. Ed in campo è stato un geniaccio, un cecchino
implacabile quando su assist di Galizia, ha prima evitato con una finta
l’intervento del suo angelo custode e poi ha scaricato un destro
violentissimo, di quelli che non perdonano, nella porta dell’incolpevole
pipelet ciociaro.
Che gol, ragazzi! Gol che si vedono solo in tivvù,
un pezzo di autentica bravura per un campo di seconda divisione, forse
uno spreco, un vero lusso. E volete che ad un pezzo di bravura così non
si debba adeguare anche qualche compagno di linea?
“Presente – ha risposto Galizia – se permettete, ci sono anch’io!”
e dopo una buona decina di minuti, su calcio di punizione battuto con
un sinistro pennellato dal giovane Giglio dalla destra, l’ex enfant prodige
del Marcianise ha piazzato una botta di testa che aveva il connotato di
una cannonata tanto è stata potente e imperiosa e che si insaccata in
rete quasi sfondandola, con la velocità di un missile supersonico.
“Ci vorrebbe il replay televisivo e la moviola –
ha gridato più d’uno in tribuna, incredulo davanti a tanta grazia,
guardandosi intorno compiaciuto ed estasiato al tempo stesso – c’è qualcuno che lo ha visto bene il gol? io non tanto!”
Sono mancati solo i gol di Fava e di
Scarpa, altri due atleti che hanno buona amicizia con le porte
avversarie, ma per il momento può andare bene così. Fava, ad esempio,
fin che è rimasto in campo Luca Orlando, con il quale ha già raggiunto
una ragguardevole intesa, ha recitato alla perfezione la parte della
spalla ideale. Ha smistato palla, fatto da sponda, si è proposto in
avanti per duettare con il più veloce ed arrembante compagno di reparto;
ha, in definitiva, “adottato” il giovane centravanti in virtù di una
classe e di una padronanza di ruolo che nessuno gli può disconoscere.
Certo, qualche errore in fase realizzativa lo ha commesso, ma è stato
sempre presente e inappuntabile in ogni azione offensiva, sacrificandosi
oltre il dovuto soprattutto quando la squadra ha dovuto sobbarcarsi ad
un gran lavoro supplementare a causa della inopinata ma meritata
espulsione diretta di Tricarico.
Scarpa, invece, non si è ripetuto in zona
gol, ma è bastata la sola sua autoritaria presenza perché gli avversari
capissero che sul risultato finale c’era ben poco da fare. Certo, c’è
stata una invitante palla gol per l’attaccante torrese fornita da Fava
in corridoio, con conclusione affrettata ed approssimativa a due passi
dal portiere avversario; ma sono cose che possono capitare specie quando
non si è ancora all’apice della forma.
Detto della potenzialità offensiva,
concretizzata in tre partite con la bellezza di sei gol realizzati, c’è
da dire che qualche problemino sembra ancora affiorare in difesa e
centrocampo. Petrocco, ad esempio, non è sembrato impeccabile quando ha
lasciato campo libero ad un avversario nel primo tempo su un cross nella
sua area piccola. Ma conoscendo il valore del portiere non ci
dovrebbero essere dubbi sul suo futuro rendimento.
In crescendo il rendimento di difesa e
centrocampo, anche se – ad onor del vero – ancora qualcosa va rivisto.
Buono l’inserimento di Agresta sulla fascia sinistra, ma il calciatore è
sembrato più a suo agio nella ripresa quando si è liberato di compiti
strettamente difensivi. Positivo l’inserimento nella ripresa di
Loiacono, altro under, proprio nei compiti svolti da Agresta nella prima
frazione di gioco. Per il resto quasi tutto nella norma con un Fusco
attento e preciso a chiudere tutti i varchi, con un Rinaldi in netta
ripresa atletica lui che è possente ancorchè generoso nel suo incedere.
Bene anche il giovane Balzano che ha dato qualcosa in meno nella fase
offensiva sulla sua fascia, preoccupato dall’abilità del suo avversario,
bravo a proporsi stabilmente in avanti palla a terra. Ho visto bene al
debutto assoluto il giovane Giglio, un ragazzo che ha buoni numeri ed un
bel calcio di sinistro.
Anche Acoglanis, chiamato in campo per
dare il suo prezioso contributo in un momento topico della gara, si è
mosso meglio del solito e si è fatto trovare pronto nel momento del
bisogno. Poco appariscente il gioco di Fabio Orlando, ma il ragazzo si è
mosso molto assicurando adeguata copertura difensiva soprattutto quando
la squadra ha dovuto cambiare registro in seguito all’espulsione di
Tricarico.
Proprio quest’ultimo merita una tiratina
di orecchi; un calciatore serio, navigato ed esperto come lui non può
cadere in meschine provocazioni da serie dilettanti. Sullo spiacevole
episodio Grassadonia farà bene a dirgli due paroline, sempre che non
gliele abbia già dette; così pure la società.
Adesso con nove punti in tre gare, a
punteggio pieno, possiamo anche guardare con fiducia alla prossima
trasferta di Perugia. Peccato per la defezione di Tricarico che
costringerà Grassadonia a rivoluzionare il reparto di centrocampo.
Sarà dura, ma questa Paganese – in questo campionato di seconda divisione – può dare dei punti a chiunque.
E’ così, potete giurarci!
Nino Ruggiero