13.10.11

Una Paganese per pochi.

La richiesta di Gianluca di offrire un contributo di idee alle preziose pagine di Paganese.it ha immediatamente messo in moto riflessioni sullo stato dell'arte del mondo Paganese. Sono tante, però, le opinioni offerte sul sito, che diventa quasi superfluo discorrere di pregi ed i difetti dell'undici di Grassadonia. Sarà per vecchie passioni, eppure mi sorge spontaneo aprire una riflessione sul tifo azzurrostellato che mi auguro abbia seguito. Dopo il calo di numeri e di calore registrato negli ultimi due tornei, soprattutto a causa dei risultati, un campionato al vertice, come quello che la Paganese sta regalando, avrebbe dovuto suscitare nuovi entusiasmi e riportare sugli spalti coloro i quali se ne erano allontanati. Niente di tutto questo. Le presenze allo stadio sono le medesime delle ultime due stagioni, anzi, il numero degli spettatori in curva è visibilmente calato. Dopo aver attribuito parte delle responsabilità del calo alla concomitanza delle partite di serie A, in particolare del Napoli, l'ultima gara interna con l'Aprilia non ha lasciato campo ad alibi, visto che la serie A era ferma. Probabile vi sia qualche determinante in più rispetto a quelle prese in esame. Mancano in primis, iniziative volte ad avvicinare la squadra alla città anche nel quotidiano, momenti di incontro tra la Paganese ed i tifosi. Sarebbe necessario portare la squadra lì dove la città vive la sua settimana: dai circoli alle manifestazioni pubbliche. Le stesse trasmissioni televisive potrebbero dare un contributo, staccandosi un pò dagli studi per coinvolgere maggiormente i tifosi. Idem la società, che dal canto suo dovrebbe aprire di più le porte alla partecipazione delle scuole, assicurandosi in questo modo tanti tifosi di domani. Parte in causa è sicuramente il movimento ultras, da un bel pò scollegato dalla città. Nel tempo, spirito di gruppo e battaglie sulla tessera del tifoso, hanno contribuito a creare piccole fazioni, ognuna chiusa nel suo recinto, scelte che finiscono per mettere in secondo piano la stessa qualità del tifo. Per capirlo non occorre impegnarsi molto, basta guardare i due settori del tifo dall'esterno. Un ultras del Verona, piuttosto che un tifoso semplice, a guardarci avrebbero le stesse impressioni: due settori mezzi vuoti, cori a tratti incomprensibili, nessun coinvolgimento. C'è poco in questo scenario che induca le masse ad appassionarsi, a lasciarsi trascinare. Forse c'è un unico fattore: i risultati sportivi. Davvero poco per una città, una tifoseria ed un movimento ultras, abituati anche nel dilettantismo ad essere da modello per realtà molto più grandi e blasonate. Non so se poche righe abbiano una loro validità. L'auspicio è che tanti amici che negli anni hanno condiviso battaglie importanti, possano dire la loro e, perché no, smuovere le acque.

Antonio Campitiello per paganese.it