26.10.14

I centromediani metodisti.

Le controprove nel calcio non esistono, è vero, ma le sensazioni nessuno mai le può contestare o contraddire proprio perché sono sensazioni e non certezze. La sensazione, emersa dalla vittoriosa partita di Ischia, è che la Paganese, con linnesto di De Liguori in cabina di regìa, è proprio unaltra squadra. 


Le prime avvisaglie erano arrivate già nella partita interna con il Melfi e si sono consolidate ieri ad Ischia. Intendiamoci: non è che adesso De Liguori debba assurgere al ruolo di salvatore della Patria o che debba caricarsi di responsabilità più grandi di lui, ma è fuor di dubbio che è luomo cui si possono tranquillamente dare le chiavi del gioco di centrocampo; iI che significa che quando si mette luomo giusto al posto giusto  anche se nel calcio non cè mai niente di scontato  ci sono senzaltro tutte le potenzialità per fare di un nugolo di giovani di belle speranze una squadra nel senso etimologico della parola.


Ci sono sempre stati nel passato giocatori che diventavano indispensabili nelleconomia del gioco di una squadra. Erano chiamati centromediani metodisti in ossequio ad un ruolo inventato negli anni Quaranta dal fior fiore di allenatori, fra questi Vittorio Pozzo, commissario tecnico della Nazionale


Questo tipo di giocatore sapeva interpretare alla perfezione il ruolo di uomo-squadra. Sapeva essere punto di riferimento della manovra, era catalizzatore del gioco propositivo e sapeva  soprattutto  dare senso tattico anche alla fase difensiva. Te lo trovavi dappertutto, pronto a mettere uno zampino malandrino interrompendo la manovra offensiva degli avversari, inserendosi un po dovunque in virtù di unesperienza fuori dal comune; poi te lo trovavi anche pronto a chiedere palla, in altra zona del campo, con “nonchalance”, come faro del gioco di rilancio, per innescare i compagni deputati al gioco dattacco.


Ecco, questo era il centromediano metodista, di pozziana memoria; questo oggi è De Liguori, nelleconomia del gioco complessivo della Paganese. Complimenti al calciatore che, nonostante la lunga lontananza dai terreni di gioco, si è mantenuto in buona forma atletica; complimenti anche a chi lo ingaggiato e a chi lo ha fortemente e convintamente voluto; e credo che si tratti  rispettivamente  di Cocchino DEboli e di Sottil.


Certo, era un passo che forse si poteva fare anche prima, a giugno. Ma meglio tardi che mai…

Questo sentivo di dire, e lho detto spassionatamente. Fermo restando che il calcio  come dicevo e confermo  non è un gioco di certezze e lalea la fa sempre da padrone. Però, consentitemelo, una cosa è avere una squadra senza capo né coda, unaltra una squadra che ragiona e che ha le pedine giuste al posto giusto. 


Ischia evoca pensieri lontani. La mente va per un istante al campionato 1970-71, quasi nella notte dei tempi per i giovani che oggi seguono il calcio. Nella Paganese di quellannata cerano mostri sacri del calcio italiano. Lallenatore era Guido Gratton, centrocampista pensante della Fiorentina e della Nazionale; cera un certo Vasco Tagliavini, difensore di unInter che vinceva campionati e Coppe Europee; cera un giovane emergente, Mauro Della Martire, che sarebbe arrivato qualche anno dopo, grazie alle cure di Giacomino De Caprio, nella Fiorentina e nella Nazionale. Quella volta, mese di gennaio anno 1971, con la Paganese che combatteva per le prime posizioni della classifica, ci fu uno sbarco in massa di tifosi e semplici appassionati paganesi che presero letteralmente dassalto il traghetto  riempiendolo - dal Molo Beverello. 

Quel traghetto, con mare forza nove, arrivò ad Ischia dopo oltre quattro ore di deriva. 


Arrivammo, sì cero anchio, al vecchio stadio  “Rispoli” solo nel secondo tempo, giusto in tempo per vedere il gol del pareggio segnato con una capocciata,paragonabile ad un tiro al fulmicotone, di Tagliavini che fissò il punteggio sul 2 a 2. Curiosità statistica: su quel traghetto,ostaggio del mare in tempesta, viaggiavano anche i due segnalinee che  proprio perché impediti  furono poi sostituiti in garadai due numeri “tredici” delle due squadre.

Altri tempi, altro calcio: ricordi che però ravvivano la passione e forse allungano la vita, un po come dice un felice spot televisivo.


La Paganese di ieri, riprendendo il discorso interrotto per un breve “amarcord”, è stata squadra nel vero senso della parola. Ha ritrovato lefficienza difensiva che cera  potenzialmente  ma veniva male espressa, probabilmente a causa di scarsa convinzione e poca determinazione; ha messo finalmente in luce le doti difensive di Vinci, che fino a qualche settimana fa era sembrato un pesce fuor dacqua nellinsolito ruolo di ala vecchia maniera e si è visto finalmente allopera il vero Bocchetti; ha confermato le doti di palleggio di Caccavallo, vero spauracchio per le difese avversarie; ha esaltato le doti offensivistiche di Herrera che in avanti può diventare devastante; ha fatto vedere un Bernardo che sa svariare su tutto il fronte dattacco e che ha solo bisogno di avere i novanta minuti nelle gambe. Aspettiamo, per la verità, solo Armenise che adesso  a centrocampo completato - è nelle condizioni ideali per poter esprimere le sue potenzialità. 

La vittoria deve servire, oltre che alla classifica, anche al morale. Con più convinzione nei propri mezzi, con uninquadratura che finalmente può considerarsi quasi al completo, si può guardare con maggiore fiducia al futuro. La vittoria di Ischia deve servire proprio a questo e Sottil farà bene a catechizzare la squadra ricordando a tutti che lobiettivo principe è costituito dalla salvezza. 


In questa intesa, prepariamoci alla gara di sabato con il Barletta dando un occhio particolare a Venitucci e Floriano, i due gioiellini della squadra.


Nino Ruggiero - paganesegraffiti.wordpress.com



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