22.11.16

Senza cuore e cattiveria non si va da nessuna parte.

La Paganese perde a Fondi la terza partita consecutiva in trasferta e, come era già capitato con Cosenza e Catania, passa prima in vantaggio e poi si fa rimontare. Gli azzurrostellati soffrono della “sindrome del gol fatto”, infatti nel momento in cui realizzano la rete del vantaggio subiscono una sorta di appagamento, un calo di tensione che permette agli avversari di pareggiare e in poco tempo portarsi addirittura in vantaggio. Una costante, questa, che si è manifestata anche in partite in cui la Paganese è riuscita a vincere come quelle contro Taranto e Melfi, quando, passata in vantaggio, ha subito il ritorno veemente degli avversari.

Nel calcio diversi sono i fattori che giocano un ruolo fondamentale: 1) le qualità tecniche dei calciatori; 2) l’organizzazione di gioco o tattica (di cui mi occupo in questa rubrica) e 3) l’aspetto caratteriale o agonistico. I primi due fattori sono determinanti solo se accompagnati dal terzo, ovvero, solo se accompagnati dalla voglia di soffrire, di non mollare mai, di giocare “tutti per uno, uno per tutti”. La Paganese manca proprio sotto l’aspetto caratteriale, non a caso gli azzurrostellati hanno subito diverse rimonte (Virtus Francavilla, Cosenza, Catania, Fondi) e solo una volta sono riusciti a recuperare un risultato di svantaggio, contro il Foggia pervenendo al pareggio. Questo dimostra la fragilità di una squadra che viene riconosciuta da tutti come capace di proporre un ottimo calcio, ma ciò non si tramuta in continuità di risultati perché manca la cattiveria agonistica. Il calcio non è solo moduli, numeri, tecnica, ma anche e soprattutto “Cuore”.

Paganese e Fondi, pur nella diversa interpretazione “nervosa” della gara, si sono specchiate nella disposizione in campo. I due tecnici Grassadonia e Pochesci hanno presentato le due squadre con lo stesso modulo, il 4-3-3. L’allenatore azzurrostellato ha scelto gli stessi uomini visti contro il Foggia, con l’unica eccezione del rientro di Delial posto del febbricitante Herrera. Il trainer laziale ha contrapposto un undici niente male, fatto di calciatori esperti e di enorme spessore, come Fissore in difesa, Bombagi a centrocampo, Albadoro e Tiscione in attacco. ProprioTiscione è stato un uomo decisivo nello scacchiere dei padroni di casa, infatti ha disputato una gara di grandissimo valore tecnico ed agonistico. Il piccolo numero 7 napoletano non solo ha realizzato la terza rete con una punizione “maledetta” che ha sorpreso Marruocco, ma ha fatto un grosso lavoro in fase di non possesso, andando a pressare sulla prima fonte di gioco paganese, Pestrin, condizionando non poco la manovra azzurrostellata.

Per i ragazzi del patron Trapani non è stata una partita da ricordare, perché dopo un ottimo inizio culminato con il gol del vantaggio, confezionato da un veloce contropiede sull’asse Cicerelli-Celiento (come si può ben vedere in foto), si sono sciolti alla prima difficoltà, leggasi gol del pari. Per il resto la squadra è sembrata involuta e smarrita, lontana parente di quella ammirata solo sette giorni prima contro il Foggia, e nella mediocrità generale sono stati risucchiati anche calciatori di rendimento come Cicerelli (comunque il migliore), Pestrin e Maiorano. Una partita che dovrà far riflettere calciatori e allenatore, perché sarebbe un peccato sprecare il tanto talento che la squadra possiede al suo interno e disputare così una stagione senza infamia e senza lode.

Alfonso Tortora - © Paganesemania

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