18.12.16

Mamma mia, e che ce vo'!

Mamma mia e che ce vo’!

Quanto dobbiamo patire, per portare a casa una vittoria? Per giunta, contro un avversario che è sembrato, dall’inizio, remissivo e incapace di opporre una seria e insidiosa resistenza? Voglio ben sperare che i nostri calciatori sapessero il fatto loro, nell’ultima mezz’ora di gioco; che fossero sereni e avessero la situazione sotto controllo. Noi, in tribuna, a un certo punto, abbiamo temuto il peggio. Sembrava, verso la fine della partita, che da un momento all’altro si potesse materializzare l’ennesima beffa di questo campionato. Quanto siamo bravi a rinvigorire gli avversari, a farli credere in loro stessi, a dargli quella fiducia che da soli sono incapaci di trovare! La Reggina aveva perso la partita già dopo mezz’ora e invece… Invece i nostri eroi, hanno ben pensato di farci alzare tutti dagli scomodi sediolini della tribuna, ci hanno fatto accalcare a ridosso della ringhiera, in cerca di un contatto fisico e uditivo con loro, quasi a sorreggerli, in quel finale di gara… incandescente! Macchè incandescente?! Quasi riuscivo a leggere le espressioni dei calciatori della Reggina, i primi a meravigliarsi del caos creatosi nella nostra squadra. Da qualcuno ho anche sentito dire: “Ma perché si preoccupano tanto, questi qui? Noi siamo così pacifici, così innocui. E chi ci pensa a battagliare per raggiungere il pareggio?! Con ‘sto freddo poi…”.

Ecco, neanche il freddo sentivo più, ad un certo punto. Sentivo un gelido brivido correre lungo la schiena ma non era più quel terribile vento che ha massacrato la mia cuzzetta per due ore. No, era il brivido della paura. Come ho detto a qualche amico, stamattina, era il brivido di chi teme di passare “Nu mal Natal”. Ho visto scene di pura isteria collettiva; gente che sbraitava e inveiva, animalescamente, contro i nostri calciatori. Più il tempo passava e più la pressione arteriosa saliva. Più sbagliavamo e più il battito cardiaco accelerava. Il povero Della Corte, reo di essere quello più a portata di voce, è stato il più bersagliato e non certo per colpa sua soltanto. Ho visto “’o luong” andare avanti e dietro, disperato, come chi sente il terreno scivolargli via dai piedi. Gli ho sentito fare l’appello di tutti i calciatori, dal primo all’ultimo, compresa la panchina, con il massaggiatore e i raccattapalle, a bordo campo. Non sapeva più con chi prendersela. Anche se le sue amorevoli dediche erano per lo più rivolte a Herrera.

Qualcuno mi ha riferito che la mia faccia fosse di un bianco latte. Avevo lo sguardo atterrito di un bambino di 10 anni che si trova da solo a casa, dimenticato dai genitori, in una notte di pioggia, con la corrente staccata, i rumori degli infissi che sbattono violentemente e i riflessi delle luci della strade che, con la complicità delle tende, proiettano orrendi mostri alle pareti. Il bambino si chiude nell’armadio o si rifugia sotto il letto, in attesa che arrivi un grande a salvarlo. Poi il piccolo, vinto dalla paura e dalla tensione, riesce magicamente ad addormentarsi. Il risveglio è sereno; la tempesta della notte ha lasciato il posto a una bellissima giornata di sole; i mostri sono andati via; il bambino può uscire dal nascondiglio. Quella terribile esperienza l’ha reso più forte, più maturo, più consapevole di sé. Scusate, mi sono fatto prendere la mano…

Prendiamoci, dunque, questi tre punti che fanno morale e classifica. Ci aspettano due partite e poi una lunga pausa invernale, nel corso della quale, dobbiamo necessariamente correre ai ripari, perché cose da fare ce ne sono. La squadra va puntellata con calciatori di carattere, di personalità, magari anche qualcuno un tantino più scarso di quelli che abbiamo ma che sappia fare e pensare le cose giuste, al momento giusto. Abbiamo fatto 22 punti in un girone, malgrado i tanti problemi, i tanti harakiri. Questi punti sono una discreta base di partenza. A inizio campionato, avevo pronosticato 50/55 punti finali e visto tutti quelli che abbiamo buttato via fin qui, ce la possiamo ancora fare. Però ragazzi, fare punti è importante ma farli restando in buona salute, sarebbe ottimale!

Alberto Maria Cesarano
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