3.4.17

La partita del tifoso - Il Foggia è uno squadrone, ma quanti errori nostri.


Coraggio, ragazzi, c’era da aspettarselo. Io, nel mio piccolo, ho provato a smorzare un entusiasmo, che sembrava un tantino esagerato, da parte di altri amici tifosi. Vero è che stavamo giocando bene e che si veniva da un filotto importante di punti, però mi sembrava quasi che si dovesse giocare contro l’ultima in classifica invece che contro una squadra che stesse veleggiando, col vento in poppa, verso la promozione. Il Foggia si è dimostrato troppo forte per noi, troppo superiore in tutto: nei singoli, nella forza fisica, tecnica e atletica. Non c’è stata partita e dobbiamo ringraziare Liverani se il passivo non è stato ancora più pesante.

Tutto ciò premesso, però, lasciatemi ugualmente dire che sono rimasto deluso della prestazione dei ragazzi. Mi sono sembrati indecisi e sottomessi, con un evidente timore reverenziale. Insomma, potevamo perdere ma giocarcela decisamente meglio! Inutile dire che il gol preso dopo due minuti non è stato un’iniezione di fiducia. Anche lì però… Nessuno è uscito con decisione e prontezza su Mazzeo. Addirittura Pestrin si è girato di spalle, roba che, quando la facevo io nelle partitelle del giovedì per "scanziarmi" una pallonata, gli amici mi prendevano a male parole per tutta quanta la partita. E quindi, la punta del Foggia ha potuto comodamente uccellare (come diceva la Gialappa’s) il nostro povero portiere. Dopo il gol, un crescendo rossiniano di errori, in ogni fase e centimetro quadrato del campo. Appoggi sbagliati, dribbling tentati a metà, lanci in profondità a scavalcare il centrocampo, i nostri attaccanti e, qualche volta, la stessa difesa avversaria. Qualcuno dei nostri vagava timoroso per il campo, non avendo ben chiaro quali fossero le cose da fare e soprattutto, quelle da non fare. Insomma, una brutta partita, una brutta prestazione, da parte di tutti, eccetto il portiere (cui è andato il mio voto come migliore in campo).

Evidentemente, aveva ragione Grassadonia nel sostenere che la pausa forzata ci avesse penalizzato. Io l’ho subito pensata come lui. Scartando decisamente l’ipotesi che una settimana di stop avrebbe consentito ai nostri calciatori di avere modo e tempo per riposare e ricaricare le batterie, io sono dell’avviso che le pause servono alle squadre in difficoltà, per trovare la quadratura del cerchio, senza l’ansia della partita. Quando però una squadra viaggia alla grande, vince e fa punti, la pausa è sempre deleteria. Ed è quello che è successo a noi. Per carità, non sto cercando alibi, la partita di domenica sarebbe stata ugualmente ostica e probabilmente le avremmo prese lo stesso. E tanto per cambiare, abbiamo subito anche l’ennesimo gol dell’ex. Ma poi Deli è tecnicamente un ex? Di fatto, è ancora un giocatore di nostra proprietà. Diciamo che il gol che ci ha segnato l’ex capitano (questo sì, è sicuro) è quello che ci ha fatto meno male. Sono contento per lui che sembri aver trovato finalmente una giusta dimensione. Evidentemente, giocare con compagni che parlano la sua stessa lingua calcistica lo sta esaltando, oltre che migliorando.

Non ne facciamo un dramma, comunque. Perdere contro la prima, un autentico squadrone, ci può stare. L’importante, ora, è non scoraggiarsi, non perdere le certezze e la confidenza in noi stessi, accumulate nell’ultimo mese. Mercoledì c’è già un’altra partita, sicuramente più alla nostra portata e pertanto più importante di quella appena giocata. Una partita da vincere per decretare, definitivamente, la parola “fine” sull’affare salvezza e per iniziare seriamente a concentrarci su un obiettivo più appassionante e prestigioso. Non prendete impegni per mercoledì, chi può, deve esserci, nonostante il turno infrasettimanale, sebbene l’orario poco felice.

Alberto Maria Cesarano
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