Il vecchio refrain che mi risuonava nelle orecchie ogni qualvolta i risultati ottenuti non erano soddisfacenti alle aspettative è ancora valido. Devo pensarla così anche oggi, nonostante il calcio sia cambiato in tante cose.
«Ricordati sempre quello che ti dico: il calcio è uno sport spietato e non segue regole precise. Allora, sentimi bene se vuoi vincere le partite: quando sei martello, batti senza pietà e quando invece sei incudine statti!». Me lo sussurrava in vernacolo un vecchio competente di calcio, un vero maestro che mi ha insegnato tanto nel giornalismo e nella vita. Aggiungeva pure che in campo comunque ci sono anche gli avversari che hanno un loro peso specifico. Ecco perché quando si ha un netto predominio tattico e territoriale bisogna metterlo a frutto con i gol.
Quell’insegnamento non l’ho mai dimenticato. Già! La regola è sempre valida e castiga senza pietà quelle squadre che, pur avendo il controllo e il predominio della gara, giocano pensando di poter solo di poter controllare risultato ed esito della partita.
Oggi la Paganese, che pure aveva cominciato alla grande segnando subito due gol, uno dopo l’altro, ha pensato di avere vita facile e si è praticamente seduta dopo la prodezza balistica di Akammadu. Eppure la squadra di Novelli aveva avuto un impatto corretto con la gara ed era riuscita subito a prendere le redini in mano della partita fidando su una linearità di gioco che partiva dall’impostazione da dietro di Figueras per poi trovare terreno fertile nel solito onnipresente Pierce e sull’inventiva di Coquin, particolarmente ispirato tra le linee ma anche in zona gol.
Parliamoci chiaro: una squadra come la Paganese – che sette giorni prima segna in trasferta addirittura sei gol al forte Trastevere e al “Marcello Torre”, contro una temibile Gelbison, chiude il primo tempo con un vantaggio netto di due reti a zero – non può fare a meno di recitare il «mea culpa» per avere perso la partita. Ma ci rendiamo conto di quello che è successo alla ripresa del gioco dopo il primo tempo? Credo che la partita vada rivisitata e vivisezionata da parte dei responsabili tecnici per poi trarne le giuste valutazioni con relative considerazioni. Nessuno vuole individuare colpevoli, ma è fuori di dubbio che la squadra nella seconda parte della gara abbia perduto tutte in una sola volta le qualità che pure l’avevano contraddistinta nei primi quarantacinque minuti di gioco.
Potrebbe essersi trattato di una giornata particolarmente storta e sfortunata, ma è indubbio che la Paganese abbia avuto problemi proprio di carattere, e che, nella ripresa, abbia perso per strada quella linearità di gioco che la caratterizza nei suoi momenti migliori.
La risposta ai tanti dubbi, arriverà dal campo, a cominciare da domenica prossima a Sarno.
Parliamoci chiaro: una squadra come la Paganese – che sette giorni prima segna in trasferta addirittura sei gol al forte Trastevere e al “Marcello Torre”, contro una temibile Gelbison, chiude il primo tempo con un vantaggio netto di due reti a zero – non può fare a meno di recitare il «mea culpa» per avere perso la partita. Ma ci rendiamo conto di quello che è successo alla ripresa del gioco dopo il primo tempo? Credo che la partita vada rivisitata e vivisezionata da parte dei responsabili tecnici per poi trarne le giuste valutazioni con relative considerazioni. Nessuno vuole individuare colpevoli, ma è fuori di dubbio che la squadra nella seconda parte della gara abbia perduto tutte in una sola volta le qualità che pure l’avevano contraddistinta nei primi quarantacinque minuti di gioco.
Potrebbe essersi trattato di una giornata particolarmente storta e sfortunata, ma è indubbio che la Paganese abbia avuto problemi proprio di carattere, e che, nella ripresa, abbia perso per strada quella linearità di gioco che la caratterizza nei suoi momenti migliori.
La risposta ai tanti dubbi, arriverà dal campo, a cominciare da domenica prossima a Sarno.
Nino Ruggiero - paganesegraffiti.it
