Ho difficoltà a trovare il cosiddetto "attacco" del pezzo. L'avvio di un articolo ne determina il percorso dello stesso attraverso il quale si deve cercare di sviluppare idee e contenuti. Non è una lezione di giornalismo, anche perché non ne sono all'altezza, ma è solo una metafora per far capire il mio stato d'animo. In poche parole non so da dove cominciare. L'ultima volta avevo detto che la matassa era troppa ingarbugliata ed i miei pensieri al momento sono uguali. Devo però, per il contratto d'amicizia che mi lega a questa testata giornalistica, pur scrivere qualcosa. Al "Santa Colomba" il destino era segnato alla vigilia eppure la Paganese, sino all'episodio del rigore a fine primo tempo trasformato da Evacuo, stava reggendo il confronto, condito anche da due occasioni da rete sfiorate con Tortori ed Ibekwe, con tutte le assenze che ne avevano condizionato lo schieramento iniziale. Nella ripresa s'è fatto quello che s'è potuto poi a cavallo della mezz'ora l'uno-due dei sanniti ha chiuso i giochi. Di più la Paganese non poteva fare e forse in altre condizioni non avrebbe fatto meglio. Ormai la forza della squadra è stata tarata, lo dice la classifica, lo dicono i numeri sempre più impietosi. Il dato più drammatico è questo momento. Mi spiego. La Paganese si trova in una condizione di standby. E' vittima del proprio destino. Non può migliorare la rosa, quella che è stata costruita, nonostante i tanti dubbi e le sensazioni negative che avevano accompagnato la campagna acquisti estiva, è sotto gli occhi di tutti. Cosa può fare ora la società dopo l'ennesima sconfitta? Cambiare il secondo allenatore visto che la svolta in termini di numeri non è arrivata? Ma con questo materiale il terzo allenatore cosa riuscirebbe a fare? Ecco perché questo è il problema. In questo momento non si può fare nulla e gennaio è troppo lontano e la Paganese è purtroppo destinata, vista com'è adesso, a fare pochissimi punti sino al giro di boa dove per alimentare speranze di sopravvivenza dovrebbe virare a quota 15 o giù di lì. Al termine del girone d'andata mancano sei giornate e quella della Paganese, pari interno e sconfitta esterna, è una media retrocessione e soluzioni alternative non ve ne sono. L'unica strada da percorrere è quella di fare più punti possibili e sperare che via sia un cambio di rotta in tutti i sensi. Sono triste e sconsolato, meno arrabbiato di altre domeniche in quanto questa di Benevento era una sconfitta annunciata. Personalmente le mie arrabbiature, quando la mia cara Paganese perde, mi durano sino al giorno dopo. Oggi, invece, già l'ho perdonata in quanto così mal messa mi viene voglia sono di incoraggiarla e dirle FORZA PAGANESE, NON MOLLARE...MAI!!
Peppe Nocera - paganese.it